George Bernard Shaw.
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La professione della signora Warren.
COMMEDIA IN 4 ATTI.
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Traduzione di: Antonio Agresti.
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1924. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In questa opera Shaw affronta, in piena epoca vittoriana, il tema della prostituzione senza retorica o falsi moralismi. Il nome reale della professione non viene mai menzionato, ma il pubblico comprende da una serie di allusioni nei discorsi dei personaggi che la protagonista fu prima una prostituta e poi la direttrice di un bordello. Il motivo che la port a intraprendere quella professione fu la povert che pat durante la sua giovent e l'impossibilit di trovare un'occupazione decente. Shaw inizia la discussione con esempi tratti dalla vita reale e da questa base trae le sue conclusioni, arrivando alla convinzione che la prostituzione  un reato creato e sfruttato da una societ ipocrita e, in realt, assolve la signora Warren mettendole in bocca le sue parole e facendole dire ci che lui pensa con lo scopo di attaccare la societ Vittoriana per la sua ipocrisia nel condannare ci che lei stessa ha creato.
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CENNI SULL'AUTORE.
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George Bernard Shaw (Dublino, 26 luglio 1856. Ayot St. Lawrence, 2 novembre 1950)  stato uno scrittore, drammaturgo, linguista e critico musicale irlandese.
Nel 1925 vinse il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: per il suo lavoro intriso di idealismo ed umanit, la cui satira stimolante  spesso infusa di una poetica di singolare bellezza. Nel 1939 ricevette l'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per il film Pigmalione, ispirato alla sua omonima commedia;  stato l'unico ad aver vinto sia il Premio Nobel sia il Premio Oscar fino al 2016.
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PERSONAGGI: La signora WARREN. VIVIE, sua figlia. BARONE CROFT. PRAED. Il Reverendo SAMUELE GARDENER. FRANK GARDENER, suo figlio.
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ATTO PRIMO.
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Un pomeriggio estivo nel giardino di una villetta sul declivio orientale di una collina un po' pi al sud di Huselmere nel Surrey. Guardando in su per la collina si vede la casina all'angolo sinistro del giardino, con il tetto di paglia, un portico, ed una grande finestra a losanghe a sinistra del portico. Pi indietro  stata costruita un'ala che fa angolo col muro a destra. Dall'estremit di quest'ala parte una palizzata che recinge interamente il giardino, salvo il punto ov' il cancello a destra. Oltre la palizzata fino all'orizzonte si stendono in salita terreni a pascolo. Sotto il portico, appoggiati alla panca, ci sono alcuni pliants; sotto la finestra, appoggiata al muro, c' una bicicletta da signora. Un po' a destra del portico un'amaca  sospesa a due pali. Un grande ombrellone di canne, infisso a terra, protegge dal sole l'amaca, nella quale  stesa una signorina in atto di leggere e prendere appunti. Ha la testa dalla parte della casina ed i piedi verso la cancellata. Accanto all'asta dell'ombrellone, a portata di mano v' una sedia da cucina che regge un mucchio di volumi dall'aspetto grave, ed un pacco di carta da scrivere.
Un signore che traversa i campi s'avanza di dietro la casina.  un uomo sulla quarantina; ha l'aspetto di un artista;  vestito accuratamente, ma senza ricercatezza; porta i baffi senza barba; ha il fare vivace e disinvolto e modi molto gentili e premurosi. Ha i capelli lisci e neri, e comincia ad incanutire. Le sopracciglia sono bianche, i baffi neri. Sembra incerto sulla via da percorrere. Guarda al di sopra della palizzata, e vede la signorina.
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IL SIGNORE: (levandosi il cappello) Scusatemi. Potreste indicarmi la via per andare dalla signora Alison?
LA SIGNORINA: (alza gli occhi dal libro) Questa  la casa della signora Alison. (riprende la lettura).
IL SIGNORE: Davvero! Forse, scusatemi, se ve lo limando. Siete la signorina Vivie Warren?
LA SIGNORINA: (bruscamente, appoggiandosi sul gomito per guardare il visitatore) S.
IL SIGNORE: (intimorito ed insinuante) Temo di sembrare indiscreto. Mi chiamo Praed. (Vivie butta subito il libro su la sedia, e scende dall'amaca) Oh! prego, non vi disturbate.
VIVIE: (va rapidamente al cancello e lo apre) Entrate, signor Praed. (Praed entra) Sono lieta di vedervi. (gli stende la mano e stringe la sua in una stretta franca e cordiale.  un piacevole specimen della giovane inglese, del ceto medio, ragionevole, abile e bene istruita. Ha ventidue anni.  svelta, robusta, sicura di s e disinvolta. Veste un abito semplice e comodo, ma non privo di eleganza. Alla cintura porta una catenella dalla quale pendono una penna stilografica, e un piccolo tagliacarte, insieme ad altri ninnoli).
PRAED: Troppo gentile, signorina. (essa richiude il cancello sbattendolo con forza. Egli passa in mezzo al giardino scuotendo le dita un po' indolenzite dalla stretta di lei)  arrivata la vostra signora madre?
VIVIE: (rapidamente, fiutando evidentemente una complicazione) Deve venire?
PRAED: (sorpreso) Non ci aspettavate?
VIVIE: No.
PRAED: Dio mio, spero di non avere sbagliato la data. Sarebbe degno di me, sapete. Vostra madre stabil che sarebbe venuta da Londra, ed io sarei venuto da Horsham per essere presentato a voi.
VIVIE: (punto soddisfatta) Davvero? Hum! Mia madre ha un po' l'uso di prendermi di sorpresa, credo per vedere come mi conduco quando lei  assente. Mi figuro che uno di questi giorni sorprender moltissimo mia madre, se continua a far progetti senza consultarmi prima. Comunque non  venuta.
PRAED: (imbarazzato) Mi dispiace veramente.
VIVIE: (liberandosi del suo malumore) Non  colpa vostra, signor Praed, non  vero? E sono ben lieta del vostro arrivo, credetemi. Siete il solo fra gli amici di mia madre che io le abbia chiesto di farmi conoscere.
PRAED: (soddisfatto e lusingato) Oh, ma davvero siete troppo buona, signorina!
VIVIE: Volete entrare, o preferite rimanere qua per discorrere?
PRAED: Sar meglio qua fuori, non vi pare?
VIVIE: Allora vado a prendervi una sedia. (va verso il portico per prendere uno dei pliants).
PRAED: (seguendola) Oh! prego, prego: permettetemi. (posa le mani sopra una sedia).
VIVIE: (abbandonandogliela) Badate alle dita. Sono un po' traditrici quelle sedie. (va alla sedia ove posano i libri, li butta nell'amaca, e spinge avanti la sedia).
PRAED: (che ha appena aperto il suo pliants) Oh! vi prego, lasciatemi prendere quella sedia fissa. Mi piacciono le sedie solide.
VIVIE: A me pure. (si siede) Accomodatevi, signor Praed. (fa questo invito con accento cordiale, ma imperioso. Il desiderio di lui di compiacerla la colpisce evidentemente come un segno di debolezza di carattere da parte sua).
PRAED: Ma, a proposito, non vi pare che sarebbe meglio andare alla stazione incontro a vostra madre?
VIVIE: (freddamente) Perch? Conosce la strada. (Praed esita, poi si siede sul pliant.  un po' sconcertato) Sapete che voi siete proprio come mi aspettavo? Spero vorrete essere mio amico.
PRAED: (raggiante di nuovo) Grazie, signorina, grazie. Dio mio, sono cos lieto di constatare che vostra madre non vi ha viziata.
VIVIE: Come?
PRAED: Ma, nel senso di avervi educata convenzionalmente. Sapete, mia cara signorina, io sono un noto anarchico. Odio l'autorit. Guasta i rapporti fra genitori e figli; perfino fra madre e figlia. Ed ho sempre temuto che vostra madre si sarebbe valsa della sua autorit per educarvi secondo le convenzioni.  un vero piacere vedere che non lo ha fatto.
VIVIE: Oh! mi sono dunque condotta in modo sconveniente?
PRAED: Ma no, ma no, davvero. Almeno non in modo convenzionalmente sconveniente: mi capite? (essa accenna di s. Egli prosegue con una esplosione di cordialit) Ma  stato tanto gentile da parte vostra dirmi che eravate disposta ad essermi amica. Voi signorine moderne siete splendide, semplicemente splendide!
VIVIE: (dubbiosa) Eh? (osservando con sempre crescente disillusione le qualit del suo cervello e del suo carattere).
PRA ED: Quando avevo la vostra et, i giovani e le ragazze avevano paura gli uni delle altre, si facevano complimenti sdolcinati, copiati dai romanzi, e non c'era nulla di vero, soltanto la galanteria dei romanzi, volgare e falsa oltre ogni dire. Il pudore verginale! La cavalleria del gentiluomo! dire sempre di no, quando s'intendeva dire di s! Un vero purgatorio per le anime semplici e sincere.
VIVIE: S, mi immagino che doveva essere un orribile sciupio di tempo, sopratutto per le donne.
PRAED: Oh! sciupio di vita: sciupio di tutto! Ma le cose cominciano ad andar meglio. Sapete che ho provato una vera emozione all'idea d'incontrarmi con voi, dopo i vostri splendidi successi a Cambridge? Riuscire terza all'esame di campionato, non  cosa tanto facile!
VIVIE: Ma, in fondo, conviene poco! non mi sentirei pi disposta a farlo per la stessa somma.
PRAED: (sorpreso) Per la stessa somma?
VIVIE: Lo feci per cinquanta sterline. Non lo sapete? La signora Latham, mia professoressa a Newham, disse a mia madre che io avrei potuto distinguermi nel campionato di matematica se mi ci fossi messa sul serio. Allora i giornali erano pieni della vittoria riportata da Filippina Summers, sul primo campione, ve ne ricorderete, e mia madre non sapeva darsi pace ch'io non facessi altrettanto. Io le dissi chiaramente che per me non valeva la pena di faticar tanto, visto che non intendo darmi all'insegnamento, tuttavia mi offrii di concorrere al posto di quarto campione o gi di l per cinquanta sterline. Lei brontol un po', ma fin per accettare, ed io ho pi che mantenuta la mia parola. Ma per cos poco non lo farei pi. Ci vorrebbero per lo meno duecento sterline.
PRAED: (molto raffreddato nel proprio entusiasmo) Dio mio;  un punto di vista molto pratico!
VIvIE: Credevate trovare in me una persona non pratica?
PRAED: No, no. Ma non vi pare che  anche pratico considerare non soltanto la fatica che questi onori costano, ma anche la cultura che ne deriva?
VIVIE: Mio caro signor Praed, la cultura! Ma sapete che cosa significa il campionato di matematica? Significa sgobbare, sgobbare, sgobbare per otto ore al giorno sulla matematica e sulla matematica soltanto. Si suppone che io m'intenda un po' di scienza; ma la conosco soltanto in quanto ha rapporto con la matematica. Posso fare calcoli da ingegnere, da elettricista, per compagnie di assicurazione, e via di seguito, ma ignoro quasi tutto della ingegneria, della elettricit e dell'assicurazione. Non conosco bene neppure l'aritmetica. All'infuori della matematica, del lawn-tennis, di mangiare, dormire, andare in bicicletta e passeggiare, sono una barbara pi ignorante di ci che sia lecito a qualunque donna che non abbia concorso al campionato di matematica.
PRAED: (sdegnato) Che sistema mostruoso, malvagio e indegno! Lo sapevo! Indovinai subito che avrebbe per risultato la distruzione di tutto ci che rende bella la femminilit.
VIVIE: Non me ne lamento affatto per cotesta ragione. Sapr metterlo a profitto: ve l'assicuro io.
PRAED: Bah! E in che modo?
VIVE: Penso di prendere un ufficio nella City ove far i calcoli per attuari e per notai. Di sotto-mano far un po' di giurisprudenza; non perdendo mai di vista la Borsa. Sono venuta a star qui sola per leggere dei libri di giurisprudenza, non per godere le vacanze, come suppone mia madre. Odio le vacanze.
PRAED: Mi fate gelare il sangue. Non volete dare posto al romanzo, alla bellezza, nella vostra vita?
VIVIE: Non m'importa n dell'uno, n dell'altra, ve l'assicuro.
PRAED: Dite sul serio?
VIVIE: Altro che! Mi piace lavorare e farmi pagare. Quando sono stanca del lavoro mi piace una poltrona comoda, una sigaretta, un tantino di wisky, ed un romanzo che contenga una buona storia poliziesca.
PRAED: (protestando con calore) Non lo credo. Sono artista e non lo posso credere. Mi rifiuto di crederci. (con entusiasmo) Ah, signorina mia, vedo che non vi siete ancora accorta delle meraviglie che l'arte vi pu rivelare.
VIVIE: S, s, le conosco. Nel maggio scorso passai sei settimane a Londra con Onoria Fraser. La mamma credeva che visitassi le gallerie; ma in verit passai le mie giornate nello studio di Onoria a Chancery Lane, lavorando per lei a fare i calcoli per gli attuari, aiutandola tanto quanto la mia poca esperienza permetteva. La sera passavamo il tempo a lavorare e chiacchierare senza che ci passasse mai per la testa l'idea di uscire se non per fare qualche passeggiata. E non mi sono mai divertita tanto in vita mia. Ho guadagnato di che pagare tutte le mie spese, e per di pi ho potuto iniziarmi alla professione senza spendere un soldo.
PRAED: Dio vi benedica, signorina Warren. Questo lo chiamate familiarizzarsi con l'arte?
VIVIE: Aspettate un po'! Ho provato anche quella. Quando andai a Londra, ero stata invitata da artisti che abitano a Fitzjohn Avenue; una delle ragazze era stata mia compagna all'Universit. Mi condussero alla Galleria Nazionale, all'Opera, e ad un concerto ove tutta la sera fu suonato Beethowen, Wagner e altri. Per nulla al mondo vorrei ripetere quella visita. Resistetti per cortesia fino al terzo giorno, ma poi dissi francamente che non ne potevo pi, e fu allora che me ne andai a Chancery Lane. Ora sapete a quale specie di magnifica signorina moderna appartengo io. Credete che andr d'accordo con mia madre?
PRAED: (sorpreso) Mah!... lo spero...
VIVIE: Non desidero tanto sapere quello che sperate, quanto quello che credete.
PRAED: Francamente, temo che vostra madre rimarr un po' delusa... Non a causa di qualche deficienza da parte vostra. Ma siete tanto diversa dal suo ideale...
VIVIE: Qual' presso a poco il suo ideale?
PRAED: Ebbene, avrete osservato che quasi sempre le persone sono scontente del loro stato. Credono per lo pi che il mondo andrebbe molto meglio se tutti fossero educati in modo diverso. La vita di vostra madre  stata... suppongo che lo sapete...
VIVIE: Io non so nulla. (Praed appare sgomento ed il suo imbarazzo cresce man mano che Vivie parla) Questo  precisamente quello che mi imbarazza. Vi dimenticate, signor Praed, che io conosco appena mia madre. Da quando ero bambina sono vissuta in Inghilterra, a scuola, in collegio, o con persone pagate per sorvegliarmi. Sono stata in pensione tutta la mia vita, e mia madre viveva a Bruxelles, o a Vienna, e non mi ha mai permesso di andare a raggiungerla. L'ho vista soltanto qualche rara volta quando veniva in Inghilterra. Non me ne lagno: perch in fondo sono stata bene. Tutti quelli che avevo attorno mi trattavano con gentilezza, e vi  sempre stata abbondanza di denaro per appianare tutte le difficolt. Ma non dovete immaginarvi che io sappia qualche cosa che riguardi mia madre; ne so molto meno di voi.
PRAED: (molto a disagio) In questo caso. (s'interrompe, imbarazzato; poi con forzata allegria) Ma diciamo delle sciocchezze! Si capisce che andrete d'accordo con vostra madre. (si alza e guarda il paesaggio) Che delizioso ritiro vi siete scovato.
VIVIE: (imperturbata) Voi cambiate discorso... e non fate che confermare i miei peggiori sospetti.
PRAED: I vostri peggiori sospetti! Ma che vi viene in testa?
VIVIE: O che forse la vita di mia madre  un tasto cos delicato che non si pu toccare?
PRAED: Voi capirete, signorina, che io provo un certo ritegno a parlare della mia vecchia amica, in modo che potrebbe spiacerle, e sopratutto a sua figlia. Potrete parlarne con lei quando verr. (impensierito) Ma com' che tarda cos?
VIVIE: No; anche lei rifiuta di parlarne. (alzandosi) Nondimeno, con voi non insister. Per ricordatevi, signor Praed, che io prevedo una battaglia in piena regola quando mia madre sapr del mio progetto di Chancery Lane.
PRAED: (afflitto) Lo credo anch'io.
VIVIE: La vittoria rimarr a me; perch dopo tutto, non mi occorre che il prezzo del biglietto fino a Londra per cominciare a guadagnarmi da vivere lavorando per Onoria. Eppoi io non ho misteri da nascondere e pare che essa ne abbia. Mi varr di questa mia superiorit se sar necessario...
PRAED: (molto scandalizzato) Oh! no! no; ve ne prego. Non farete una tal cosa.
VIVIE: E allora spiegatemi perch no.
PRAED: Veramente non posso. (essa sorride del suo sentimentalismo) Il vostro ardimento potrebbe farvi eccedere. Vostra madre non  piacevole quando si adira.
VIVIE: Non riuscirete a farmi paura, signor Praed. Durante quel mese che passai a Chancery Lane ebbi agio di osservare una o due donne, che somigliavano moltissimo a mia madre, venute per consultarsi con Onoria. Potete scommettere sul mio successo, e se colpir pi del necessario nella mia ignoranza, ricordatevi che siete stato voi a rifiutare d'illuminarmi. Ed ora parliamo d'altro. (afferra la sua sedia e la rimette vicino all'asta dell'ombrellone con la stessa mossa energica di prima).
PRAED: Allora  meglio che io ve lo dica.  molto difficile, ma... (avanti al cancello arrivano la signora Warren e sir Giorgio Crofts. La signora Warren  una donna fra i quaranta ed i cinquanta anni, formosa, vestita vistosamente, con un cappello mirabolante, ed una camicetta chiara aderente al seno, con maniche alla moda. Ha l'aria viziata ed autoritaria. In complesso  una vecchia briccona, cordiale ed assai presentabile.
Crofts  un uomo alto, tarchiato, su la cinquantina, veste elegantemente, con pretese giovanili. Ha la voce nasale pi stridula di ci che ci si aspetterebbe giudicando dall'apparenza.  intieramente rasato, ha la mascella di un cane bull-dog; gli occhi grandi e piatti, il collo taurino, una combinazione ricchissima dei tipi pi brutali dell'affarista, dello "sportsman" e del "viveur").
VIVIE: Eccoli! (andando loro incontro) Come stai, mamma? Il signor Praed  qua ad aspettarti da pi di mezz'ora.
WARREN: (a Praed) Ebbene, Praed, se avete dovuto aspettare, la colpa  vostra. Pensavo che aveste il buon senso di capire che sarei arrivata col treno delle tre. Viv, cara, mettiti il cappello. Ti farai abbronzare dal sole. Oh, mi dimenticavo di presentarti (facendo i gesti di presentazione) Sir Giorgio Crofts; la mia piccola Vivie.
(Crofts s'avanza verso Vivie col suo contegno pi cavalleresco. Essa fa un cenno col capo, ma senza stendergli la mano).
CROFTS: Permettete che io stringa la mano della signorina che da lungo tempo mi  nota quale figlia della mia pi vecchia amica?
VIVIE: (che lo ha squadrato rapidamente) Se vi piace. (gli prende la mano in una stretta che gli fa spalancare gli occhi; poi si volta versa la madre dicendo) Vuoi entrare in casa o debbo portare qua altre due sedie? (s'avvia al portico per prendere le sedie).
WARREN: Dunque, Giorgio, che ve ne pare?
CROFTS: (lamentosamente) Ha una mano robusta... Vi ha stretta la mano, Praed?
PRAED: S, fa male.  cosa che passa subito!...
CROFTS: Speriamo! (Vivie rientra con altri due pliants. Egli accorre per aiutarla) Permettete.
WARREN: (condiscendente) Fatti aiutare da Sir Crofts, cara.
VIVIE: (quasi buttandogliele nelle braccia) Eccole. (si pulisce le mani e si volta alla signora Warren) Desideri del t nevvero?
WARREN: (seduta nella sedia poco prima occupata da Praed, sventagliandosi) Muoio dalla sete...
VIVIE: Ci penso io. (entra nella villa. Sir Giorgio  riuscito ad aprire una sedia e l'ha piantata accanto alla signora Warren a sinistra. Butta l'altra sull'erba e si siede con aria umile e sciocca, succhiando il pomo del suo bastone. Praed, sempre a disagio, passeggia irrequieto per il giardino).
WARREN: (a Praed, guardando Crofts) Guardatelo Praddy. Ha un aspetto allegro, non  vero? Da tre anni mi tormenta perch io gli faccia vedere la mia bambina; ed ora che io l'ho contentato  rimasto tutto sconcertato. (risoluta) Suvvia, Giorgio, sedete e levatevi il bastone di bocca. (Giorgio obbedisce, accigliato).
PRAED: Sapete, credo,: non vi dispiaccia se ve lo dico: che faremo bene a perdere l'abitudine di pensare di lei come se fosse bambina. Capite, essa si  veramente distinta; e da quel che ho veduto di lei, temo che sia pi vecchia di noi tutti.
WARREN: (molto rallegrata da questa dichiarazione) Sentitelo, Giorgio! Pi vecchia di noi tutti! Ah, si vede che Vivie sa darla bene ad intendere con la sua aria d'importanza.
PRAED: Ma i giovani si offendono molto di essere trattati a quel modo.
WARREN: S, e bisogna bandire simili sciocchezze dal cervello dei giovani, e molte altre ancora. Non ve ne occupate, Praddy. So almeno tanto bene quanto voi, come devo condurmi con mia figlia.
(Praed, scuotendo la testa con aria pensosa, si allontana passeggiando su e gi per il giardino, con le mani dietro la schiena. La signora Warren finge di riderne, ma lo segue con lo sguardo, evidentemente preoccupata. Poi sussurra a Crofts) Che cos'ha? Perch se la prende cos?
CROFTS: (accigliato) Avete paura di Praed?
WARREN: Io paura del mio vecchio Praddy? Non farebbe paura a una mosca.
CROFTS: (appoggiando su le parole) Voi ne avete paura.
WARREN: (adirata) Vi prego di badare ai fatti vostri e di non sfogare i vostri nervi su me. Comunque sia, di voi non ho paura. Se non vi riesce di essere cortese, farete meglio ad andarvene a casa vostra. (essa si alza e volgendogli le spalle si trova faccia a faccia con Praed) Suvvia, Praddy! So bene che  soltanto il vostro buon cuore che parla. Temete che io la tiranneggi.
PRAED: Ma, cara Kitty, voi credete che io sia offeso? Nemmeno per sogno! Voi per sapete che io osservo molte cose che a voi sfuggono, e per quanto non accettiate mai i miei consigli, spesso convenite che io avevo ragione, ma ve ne accorgete troppo tardi.
WARREN: E cosa avete osservato, adesso?
PRAED: Che Vivie s' fatta donna. Vi prego, Kitty, trattatela con rispetto...
WARREN: (sinceramente stupita) Rispetto? Trattar mia figlia con rispetto? E che altro, prego?
VIVIE: (affacciandosi alla porta della casina e chiamando la signora Warren) Mamma, vuoi venire in camera mia a toglierti il cappello, prima del t?
WARREN: S, carina. (ride a Praed con atto indulgente e gli accarezza la guancia mentre gli passa vicino per avviarsi alla casetta dove entra seguita da Vivie).
CROFTS: (furtivamente) A proposito, Praed.
PRAED: Ebbene?
CROFTS: Vorrei farvi una domanda un po' delicata.
PRAED: Dite pure... (si siede vicino a Crofts, nella sedia della signora Warren).
CROFTS: Cos va bene. Potrebbero vederci dalla finestra. Guardate un po'. V'ha mai detto Kitty chi sia il padre di quella ragazza?
PRAED: Mai.
CROFTS: Avete nessuna idea circa chi possa essere?
PRAED: Nessuna.
CROFTS: (incredulo) Capisco bene che potreste forse sentirvi in dovere di non dirlo se essa si fosse confidata a voi. Ma questa incertezza ora che tutti i giorni dovremo incontrarci con la ragazza, finir col riuscirci imbarazzante... Noi non sappiamo precisamente quali sentimenti provare per lei.
PRAED: Che importa sapere chi fu suo padre? Noi la giudicheremo per quello che vale essa stessa...
CROFTS: (sospettoso) Dunque sapete chi ?
PRAED: (indispettito) Ma se vi ho detto di no! Non mi avete udito?
CROFTS: Ascoltatemi, Praed.. Ve lo chiedo come un favore speciale. Se sapete (Praed fa un gesto di protesta), dico soltanto se lo sapete, potreste almeno mettermi l'animo in pace in proposito. La verit  che mi sento fortemente attratto verso di lei. (gesto di Praed) Oh! No, non vi allarmate;  un sentimento puro ed onesto... Ecco quello che mi rende perplesso. Secondo le mie congetture, potrei essere io, suo padre.
PRAED: Voi! Impossibile! Che idea!
CROFTS: (interrompendolo con astuzia) Allora voi sapete con certezza che io non lo sono?
PRAED: Non ne so nulla, vi dico: nulla pi di voi. Ma veramente Crofts. No, questo  fuori di discussione, non c' nessuna rassomiglianza.
CROFTS: Oh! quanto a questo non somiglia neppure a sua madre, e non credo che sia vostra figlia... Nevvero?
PRAED: (accoglie la domanda con uno sguardo sdegnato, poi con uno sforzo si domina e risponde con dolcezza e seriet) Sentite, caro Crofts. Io non ho mai avuto nulla di comune con quel lato della vita della signora Warren. Essa non me ne ha mai parlato, e si capisce che io non l'ho mai interrogata in proposito. La vostra pratica del mondo vi far capire che una bella donna ha bisogno di alcuni amici che non siano... B.... diciamo, in quei rapporti con lei. Gli effetti della sua bellezza le sarebbero un supplizio se non se ne potesse liberare di tanto in tanto. Probabilmente voi siete molto pi intimo di Kitty, che io non lo sia. Non potreste interrogarla voi stesso?
CROFTS: (alzandosi con impazienza) L'ho interrogata spesso. Ma essa  cos risoluta a tenersi la ragazza tutta per s, che negherebbe, se potesse, che abbia mai avuto un padre a questo mondo. Da lei  impossibile sapere nulla... Io sono seriamente preoccupato..., Praed.
PRAED: (alzandosi a sua volta) Ad ogni modo, siccome siete vecchio abbastanza per essere suo padre, non vedo alcun inconveniente a convenire tutti e due nel considerare Miss Vivie con cura paterna, come una fanciulla che abbiamo l'obbligo di proteggere ed aiutare. Tanto pi che il suo vero padre, chiunque fosse, era probabilmente un briccone. Che ne dite?
CROFTS: (aggressivo) Se si tratta di questo, dovete convenire che non sono pi vecchio di voi...
PRAED: S, lo siete, mio caro; voi nasceste vecchio. Io nacqui ragazzo; mai, in vita mia, ho avuto la disinvoltura di un uomo fatto.
WARREN: (chiamando dall'interno della casetta) Praeddee! Giorgio! Il t-e-e-e.
CROFTS: (frettoloso) Ci chiama. (egli entra rapidamente. Praed scuote la testa, preoccupato, e lo segue lentamente... quando sta per uscire  fermato da un giovane che si avvicina al cancello. un giovane gaio, elegantemente vestito e assolutamente buono a nulla;  sulla ventina, ha una voce gratissima, e le maniere graziosamente impertinenti. Porta una leggerissima carabina da "sportsman").
FRANK: Ol! Praed!
PRAED: Come! Frank Gardner! (Frank entra e gli stringe cordialmente la mano) Che fate mai quaggi?
FRANK: Sono qui con mio padre.
PRAED: L'antico Romano?
FRANK: Proprio. Lui  pastore qua. Quest'anno passo l'autunno in famiglia, per economia. I miei affari hanno subto una crisi in Luglio. Mio padre, per quanto antico romano, ha dovuto pagare i miei debiti. Per conseguenza ora egli  al verde ed io pure. Ma perch siete da queste parti? Conoscete la gente di questa casa?
PRAED: S, sono venuto a passare la giornata con una certa signorina Warren.
FRANK: (allegro) Come! conoscete Vivie? che splendida ragazza, eh? Io le insegno a tirare a bersaglio. Vedete. (gli mostra la carabina) Son proprio contento che vi conosca. Siete proprio la persona che doveva conoscere. (egli sorride ed alza la voce armoniosa ad un tono quasi di canto, mentre esclama) Ma che bella fortuna avervi trovato qua, Praed, che bella fortuna!
PRAED: Sono un vecchio amico di sua madre. La signora Warren mi ha condotto qui per farmi conoscere sua figlia.
FRANK: La madre!  qui?
PRAED: S, in casa a prendere il the.
WARREN: (chiamando dall'interno) Praed...dee-e-e-e, i crostini si freddano.
PRAED: (rispondendo ad alta voce) Eccomi, signora. Un momento. Ho incontrato un amico.
WARREN: (c. s.) Un che?
PRAED: (pi forte) Un amico.
WARREN: Conducetelo su.
PRAED: Va bene. (a Frank) Accettate l'invito?
FRANK: (incredulo, ma allegro per la circostanza)  quella la madre di Vivie?
PRAED: S.
FRANK: Per bacco. Che bel caso! Credete che le ander a genio?
PRAED: Non dubito che riuscirete a fare effetto, come al solito. Venite a tentare. (va verso la porta).
FRANK: Aspettate un momento. (serio) Desidero confidarmi a voi.
PRAED: Fatene a meno, vi prego. Sar qualche nuova pazzia con la kellerina Redhill.
FRANK: Oh! no.  un affare molto pi serio.  la prima volta che incontrate Vivie?
PRAED: S.
FRANK: Allora non potete immaginarvi che ragazza . Che carattere! Che giudizio! Eppoi che intelligenza! Quella s che  intelligenza! Ed il cuoricino pi tenero che...
CROFTS: (affacciandosi alla finestra) Andiamo, Praed. Che diavolo fate. Venite su. (si ritira).
FRANK: Oh. Ecco un tipo che prenderebbe il primo premio ad una esposizione di cani. Non vi pare? Chi ?
PRAED: Sir Giorgio Crofts. Un vecchio amico della signora Warren. Credo che faremo bene a entrare. (mentre si avviano alla porta sono arrestati da una voce che chiama al cancello. Voltandosi vedono un prete anglicano, attempato, che guarda oltre la palizzata).
IL PRETE: (chiama) Frank?
FRANK: Oh. (a Praed) Il Padre antico Romano. (al prete). S, pap: va bene; fra un momento. (a Praed) Sentite, Praed, fate meglio a non aspettarmi; vi raggiunger subito.
PRAED: Va bene. (alza il cappello salutando il prete, che rende appena il saluto, ed entra in casa. Il prete si ferma fuori del cancello appoggiandovi sopra le mani. Il reverendo Samuele Gardner, un prete beneficiario della chiesa Anglicana, ha pi di cinquant'anni.  un uomo pretenzioso, rumoroso, brontolone, che cerca sempre di affermarsi come padre e come prete, senza riuscire ad ottenere il rispetto sotto nessuna delle due qualit).
Rev. SAMUELE: Dunque, signorino, chi sono i vostri amici qua, se  lecito?
FRANK: Oh!  tutto lecito pap, entrate.
Rev. SAMUELE: No, signorino mio; non prima che io sappia a chi appartiene il giardino ove metto il piede.
FRANK: Non c' niente di male.  della signorina Warren.
Rev. SAMUELE: Non l'ho veduta mai in chiesa da che  qua.
FRANK: Si capisce! ha vinto il terzo posto al campionato di matematica.  una vera intellettuale. Alla Universit ha ottenuto molti pi onori di voi: perch dunque dovrebbe venire alle vostre prediche?
Rev. SAMUELE: Non mi mancate di rispetto, signore.
FRANK: Che importa? tanto non ci sente nessuno, entrate. (apre il cancello senza cerimonie e tira dietro suo padre) Desidero presentarvi a lei. Andiamo magnificamente d'accordo lei ed io.  affascinante. Vi ricordate i consigli che mi deste il Luglio scorso?
Rev. SAMUELE: (severamente) S, vi ho consigliato di vincere la vostra pigrizia e la vostra leggerezza e di lavorare per entrare in una carriera onorevole, per vivere del vostro lavoro e non alle mie spalle.
FRANK: No. Questo fu il secondo consiglio! Ma prima mi avevate detto che, visto che non ho n mezzi n cervello, farei bene a profittare delle mie doti fisiche, sposando qualcuna che avesse cervello e denari. Ebbene, sentite. Miss Warren ha cervello.
Rev. SAMUELE: Il cervello non basta...
FRANK: Si capisce, ma c' anche la fortuna.
Rev. SAMUELE: (interrompendolo con autorit) Io non pensavo al denaro, signore. Parlavo di cose pi elevate. La posizione sociale per esempio.
FRANK: Oh! non me ne importa affatto!
Rev. SAMUELE: Ma importa a me, signore.
FRANK: Ebbene, nessuno desidera che voi ve la sposiate. Comunque essa si  guadagnata un titolo universitario a Cambridge, e sembra avere denari quanti gliene occorrono.
Rev. SAMUELE: (abbandonandosi ad una debole vena umoristica) Dubito molto che ne abbia tanti da bastare a voi.
FRANK: Oh! Andiamo. Non ho poi dissipato mica tanto. Faccio una vita pi che modesta; non bevo, giuoco poco, non sono quel che suol dirsi, un libertino, come foste voi alla mia et.
Rev. SAMUELE: (scattando con un muggito noto(1)) Tacete, signore!
FRANK: Ma, foste voi stesso a dirmi quando io facevo il somaro con la kellerina di Redhill, che una volta offriste cinquanta sterline ad una donna per una lettera che le scriveste quando...
Rev. SAMUELE: (terrorizzato) Zitto, per l'amor di Dio! (si guarda intorno paurosamente. Non vedendo nessuno a portata d'orecchio, riprende coraggio per muggire di nuovo, ma pi sommessamente) Voi profittate indegnamente di ci che vi confidai per il vostro bene e per risparmiarvi un errore che avreste rimpianto per tutta la vita. Imparate dalle folle di vostro padre, signore, e non servitevene per scusare le vostre.
FRANK: Avete mai sentito raccontare la storia del Duca di Wellington e delle sue lettere?
Rev. SAMUELE: No, signore, e non desidero saperla.
FRANK: Il vecchio Duca di Ferro non rischi cinquanta sterline... Si limit a scrivere: "Mia cara Nanna, pubblica e vattene all'inferno. Tuo affezionato Wellington". Avreste dovuto fare cos anche voi.
Rev. SAMUELE: (miserevolmente) Frank, ragazzo mio, quando scrissi tali lettere mi misi nelle mani di quella donna. Quando ve ne parlai, mi duole doverlo dire, mi misi, fino ad un certo punto, nelle vostre mani. Essa rifiut il denaro con queste parole che non dimenticher mai: "Il sapere  potere, disse, e non vendo il potere". Son passati da allora pi di venti anni ed essa non si  mai valsa del suo potere, n mi ha cagionato un solo istante di preoccupazione. Voi vi conducete peggio di lei, Frank.
FRANK: Oh! s non ne dubito! Le avete mai fatto la predica, come la fate tutti i giorni a me?
Rev. SAMUELE: (offeso fino alle lagrime) Vi lascio, signore. Siete incorreggibile. (va verso il cancello).
FRANK: (imperturbato) Dite a casa che non torner per il t pap. (s'avvia verso la casa ed incontra Vivie che esce seguita da Praed, Crofts e dalla signora Warren).
VIVIE: (a Frank)  vostro padre, Frank? Desidero tanto fare la sua conoscenza.
FRANK: Con piacere. (chiamando il padre) Pap? (il Reverendo si volta verso il cancello, alzando nervosamente la mano al cappello. Praed traversa il giardino dalla parte opposta, raggiante nella previsione d'uno scambio di cortesie. Crofts  vicino alla amaca che percuote col bastone per farla dondolare. La signora Warren si ferma sulla porta guardando con insistenza il prete) Permettetemi di fare le presentazioni. Mio padre, la signorina Warren.
VIVIE: (andando al prete e stringendogli la mano) Sono ben lieta di vedervi qua, signor Gardner. Permettete che io vi presenti. Il signor Gardner, Il signor Frank Gardner, il signor Praed, Sir Giorgio Crofts, e... (mentre gli uomini si salutano scambievolmente togliendosi il cappello, Vivie  interrotta da una esclamazione di sua madre che si precipita verso il Rev. Samuele).
WARREN: Ma  Sam Gardner, diventato pastore! Non ci riconoscete Sam? Questo  Giorgio Crofts grande al naturale e pi brutto del vero. Non vi ricordate?
Rev. SAMUELE: (molto rosso in viso) Ma veramente, io...
WARREN: Ma certo che s! Se ho ancora tutto un cofano pieno delle vostre lettere. Mi vennero fra le mani, proprio alcuni giorni fa.
Rev. SAMUELE: (orribilmente imbarazzato) La signorina Vavasour, credo.
WARREN: (correggendo rapidamente con un sussurrio udibilissimo) Sss! non dite bestialit. La signora Warren. Non vedete che mia figlia  l?
...
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...
CALA LA TELA.
...
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...
ATTO SECONDO.
...
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...
L'interno della villetta, di sera. La finestra a losanga, che dall'interno guarda a levante, con le tende tirate, si vede in mezzo alla parete principale della casetta, col portico a sinistra. Nella parete a sinistra c' la porta che conduce all'avancorpo. Oltre la porta, contro la medesima parete v' una credenza sulla quale sono posate una candela, una scatola di fiammiferi, e la carabina di Frank appoggiata a un asse, sulla quale stanno delle stoviglie. In mezzo una tavola con sopra un lume acceso. I libri di Vivie e l'occorrente per scrivere sono sopra un'altra tavola a destra della finestra presso la porta. Il camino  a destra con un sof. Non vi  fuoco. Due delle sedie sono a destra ed a sinistra della tavola.
La porta della villetta si apre lasciando scorgere di fuori il cielo stellato e sereno. La signora Warren con le spalle coperte da uno scialletto che si  fatto dare da Vivie, entra seguita da Frank. Essa ne ha abbastanza di camminare, e d un sospiro di sollievo mentre si toglie gli spilloni dal cappello e lo posa, infilandovi dentro le spille, sulla tavola.
WARREN: Mio Dio! Non saprei dire che cosa sia peggio in campagna! se fare delle passeggiate o stare in casa senza far niente. In questo momento, se ci fosse, prenderei volentieri un wisky e soda...
FRANK: (aiutandola a liberarsi dallo scialle e sfiorandole le spalle con una carezza) Forse Vivie ne avr.
WARREN: (lanciandogli un rapido sguardo con la coda dell'occhio quando ne sente la carezza) Ma vi pare! Una fanciulla come lei non saprebbe che farsene. Lasciate stare, non importa. (si abbandona, con aria stanca, sopra una sedia vicina alla finestra) Io vorrei sapere come fa lei a passare qua il suo tempo! Io preferirei molto di essere a Vienna.
FRANK: Permettete che io vi ci accompagni? (ripiega con molta cura lo sciallino, lo mette sopra la spalliera dell'altra sedia, e si accomoda in faccia alla signora Warren).
WARREN: Eh! via! Comincio a credere che siete proprio una scheggia del vecchio ceppo.
FRANK: Somiglio a pap, non  vero?
WARREN: Che v'importa? Che ne sapete voi di queste cose? Siete poco pi che un ragazzo.
FRANK: Vengo con voi a Vienna? Ci divertiremo come pazzi.
WARREN: No, grazie. Vienna non  citt per voi. Almeno finch non avrete qualche anno di pi. (afferma il suo consiglio con una energica scossa della testa. Egli fa una smorfia di finto dolore, contraddetta dai suoi occhi evidenti. Essa lo guarda; poi si alza e gli si avvicina) Ora ascoltatemi, ragazzo mio. (gli prende la faccia fra le mani e la volge verso di s) Io vi conosco proprio a fondo, grazie alla somiglianza con vostro padre; vi conosco meglio di quanto vi conoscete voi stesso. Non vi mettete per la testa delle sciocche idee sul conto mio. Avete capito?
FRANK: (galante, corteggiandola con la sua voce carezzevole) Non posso farne a meno, cara signora,  una caratteristica di famiglia. (essa finge di dargli uno scappellotto, poi tentata, guarda un istante la graziosa faccia ridente volta in su. Finalmente lo bacia e si allontana subito annoiata di se stessa).
WARREN: L! non avrei dovuto farlo. Sono proprio perversa. Non ci date importanza, caro.  stato un bacio materno. Andate a corteggiare Vivie.
FRANK: Oh!  cosa fatta.
WARREN: (voltandosi a lui con una nota d'allarme nella voce) Come?
FRANK: Vivie ed io siamo tanto amici...
WARREN: Cosa volete dire? Badate! Non permetto a nessun giovine di divertirsi a spese della mia bambina. Avete capito? Non lo permetto.
FRANK: (imperturbato) Cara signora Warren, non allarmatevi. Le mie intenzioni sono oneste; onestissime, e la vostra bambina  capace di proteggersi da s. Non  bella quanto voi, sapete.
WARREN: (interdetta della disinvoltura di lui) Ebbene, non c' che dire, avete una bella faccia tosta! Io non so davvero da chi vi viene. Da vostro padre no certamente. (si sentono voci e passi dal portico) Sssss! Ecco che vengono gli altri. (si siede rapidamente) Ricordatevi, vi ho avvisato (entra il Rev. Samuele seguito da Crofts) Ebbene dove eravate scomparsi insieme? E dove sono Praddy e Vivie?
CROFTS: (posa il cappello sul sof e il bastone nell'angolo del caminetto) Loro sono saliti sulla collina. Noi siamo andati al villaggio. Volevo bere... qualche cosa... (si accomoda sul sof stendendovi le gambe).
WARREN: Ebbene, Vivie non dovrebbe andarsene via cos senza avvertirmi. (a Frank) Date una sedia a vostro padre. Frank,  questa la vostra educazione? (Frank scatta in piedi ed offre garbatamente la sua sedia a suo padre, poi ne prende una di quelle accanto al muro e si siede alla tavola, in mezzo; avendo suo padre alla destra e la signora Warren alla sinistra) Giorgio: dove passerete la notte? Qui non potete rimanere. E che far Praddy?
CROFTS: Gardner mi ospiter.
WARREN: Oh! non dubito che abbiate pensato per voi! Ma Praddy come far?
CROFTS: Non so. M'immagino che trover da dormire alla locanda.
WARREN: Non avete una camera per lui, Sam?
Rev. SAMUELE: Ma, capirete, nella mia qualit di parroco, qui non sono libero di fare quanto vorrei. Qua... qual' la posizione sociale del signor Praddy?
WARREN: Oh!  persona molto a modo.  architetto. Come siete passatista! Sam...
FRANK: Ma s, potete star tranquillo, pap. Mister Praed ha costruito nel Monmonthshire il palazzo per il Duca di Beaufort. Lo chiamano Tinteur Abbey: ne avrete inteso parlare (ammicca furiosamente dalla parte della signora Warren mentre contempla blandamente suo padre).
Rev. SAMUELE: Oh! ma allora lietissimo. Mi immagino che conoscer personalmente il Duca?
FRANK: Sono amici intimi. Possiamo dargli la camera di Giorgina.
WARREN: E cos  deciso. Ed ora se quei due si decidessero a tornare e farci cenare? Non hanno il diritto di restare fuori dopo che si  fatto cos buio!
CROFTS: (aggressivo) Che male vi fanno?
WARREN: Male o non male. Non mi piace.
FRANK: Sar meglio non aspettarli, signora. Praed star fuori pi che potr. Mai prima d'ora ha saputo cosa sia errare per i campi in una bella notte d'estate insieme alla mia Vivie.
CROFTS: (mettendosi seduto) Oh! ma, dite un po', sapete! andiamo!
Rev. SAMUELE: (tanto sorpreso da abbandonare le sue maniere professionali e parlando con energia e sincerit) Una volta per sempre, sappiatelo Frank; voi siete fuori di discussione. La signora Warren vi dir che non  il caso di pensarci.
CROFTS: Certamente.
FRANK: (con ammirevole calma)  cos signora Warren?
WARREN: (meditabonda) Ma, Sam, non saprei se la ragazza desidera maritarsi, come si fa ad impedirglielo?
Rev. SAMUELE: (stupito) Ma sposarla a lui? Vostra figlia a mio figlio? Ma pensateci.  impossibile.
CROFTS: Sicuro:  impossibile. Non far la stupida Kitty.
WARREN: (mesta nel viso) E perch no? Forse che mia figlia non  abbastanza buona per vostro figlio?
Rev. SAMUELE: Ma, mia cara signora; voi non potete ignorarne il perch.
WARREN: (con accento di sfida) Non vedo la ragione. Se voi la sapete, potete dirla al giovane, o alla ragazza, o alla vostra congregazione se vi pare.
Rev. SAMUELE: (sconfitto) Sapete benissimo che non potrei raccontare la ragione ad alcuno. Ma mio figlio mi creder quando gli dir che vi sono delle ragioni.
FRANK: Certo che lo creder. Ma la condotta di vostro figlio ha subito mai l'influenza delle vostre ragioni?
CROFTS: Non potete sposarla e basta. (si alza e si pianta con le spalle al camino, accigliato e con atteggiamento risoluto).
WARREN: (voltandosi a lui bruscamente) E che c'entrate voi, prego?
FRANK: (con la sua pi graziosa intonazione lirica) Proprio la domanda che io mi accingevo a fare con quel garbo che mi  proprio.
CROFTS: (alla signora Warren) Credo che non sia vostra intenzione sposare la ragazza ad un uomo pi giovane di lei e senza una professione e senza un soldo per mantenerla. Domandatene a Sam, se non mi credete (al Rev. Samuele) Qual' al massimo la somma che intendete dargli?
Rev. SAMUELE: Neppure un soldo. Egli ha avuto la sua parte di patrimonio, ed ha finito di sciuparla nel Luglio scorso. (la signora Warren cambia di espressione).
CROFTS: (osservando il cambiamento) Ve l'ho detto! (Torna a sedersi sul sof e vi allunga di nuovo le gambe, come se la questione fosse definita).
FRANK: (con accento flebile) Oh! tutto ci  terribilmente mercenario. Credete dunque che la signorina Warren si sposer per danaro?
WARREN: Grazie. Il vostro amore  un amore molto mal quotato, ragazzo mio. Se non avete i mezzi per mantenere una donna la questione  definita. Non potete sposare Vivie.
FRANK: (divertendosi molto della piega che prende la faccenda) Eh! pap che ne dite?
Rev. SAMUELE: Sono dello stesso parere della signora Warren.
FRANK: Ed il bravo vecchio Crofts ci ha gi favorito il suo parere.
CROFTS: (volgendosi adirato verso di lui) Badate, non tollero le vostre impertinenze.
FRANK: (con intenzione) Mi dispiace assai di avervi noiato, Crofts, ma poco fa vi siete permesso di parlarmi come un padre. E, di padri, basta uno. Grazie.
CROFTS: (sprezzante) Bah! (si volta di nuovo dall'altra parte).
FRANK: (alzandosi) Signora Warren; non posso abbandonare la mia Vivie, neppure per farvi piacere.
WARREN: (borbottando) Che briccone!
FRANK: (continuando imperterrito) E siccome senza dubbio  vostra intenzione proporle altri partiti; io non perder tempo ad esporle il mio caso. (essi lo guardano stupiti ed egli si mette a declamare elegantemente)
O teme troppo dell'avversa sorte,
O merito non ha,
Chi tutto non osa e non tenta
Di conquistarsi quello che non ha.
(Mentre egli declama la porta si apre ed entrano Vivie e Praed. Egli s'interrompe. Praed posa il cappello su la credenza. Si nota un improvviso mutamento nei presenti. Crofts si siede convenientemente, Praed gli si avvicina andando al camino. La signora Warren perde la sua disinvoltura e diventa sommessa).
WARREN: Dove mai sei stata Vivie?
VIVIE: (togliendosi il cappello che butta negligentemente su la tavola) Sulla collina.
WARREN: Ma non ti dovresti allontanare cos senza avvertirmene. Come potevo sapere io quello che facevi? e per di pi ora che si fa notte...
VIVIE: (avviandosi alla porta della stanza interna ed aprendola senza far caso alle parole di sua madre) Ed ora, come faremo per la cena? Temo che di qua staremo un po' stretti.
WARREN: Hai sentito quel che ti dicevo, Vivie?
VIVIE: (calma) S, mamma (torna alla prima occupazione) Quanti siamo? (conta) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Ebbene due dovranno aspettare che gli altri abbiano mangiato. La signora Alison non ha pensato ad apparecchiare che per quattro.
PRAED: Oh! non vi occupate di me. Io...
VIVIE: Voi avete fatto una lunga passeggiata ed avete fame, signor Praed; voi cenerete sbito. Io posso aspettare e mi occorre una persona che aspetti con me. Avete fame, Frank?
FRANK: Ma nient'affatto.
WARREN: (a Crofts) Neppure voi, Giorgio. Voi potete aspettare.
CROFTS: Diamine! non ho preso niente da dopo il t? Non potrebbe aspettare Sam?
FRANK: Vorreste far morire di fame il mio povero padre?
Rev. SAMUELE: (con dispetto) Lasciate che io parli per me, signorino. Aspetter con piacere.
VIVIE: (risoluta) Non occorre. Bastano due. (apre la porta della stanza interna) Volete accompagnare mia madre, signor Gardner? (il Rev. Samuele d il braccio alla signora Warren e passano nella stanza attigua seguiti da Praed e Crofts. Tutti, eccettuato Praed, mostrano evidentemente di essere spiacenti di questa combinazione, ma non sanno come liberarsene. Vivie di sulla porta li guarda) Riuscite a passare da quell'angolo, signor Praed? Lo spazio  un po' ristretto. Badate alla vostra giacca contro il muro imbiancato. Cos va bene. Siete tutti a posto?
PRAED: (dall'interno) Benissimo, grazie.
WARREN: (dall'interno) Lascia aperta la porta, carina. (Frank guarda Vivie, poi va piano alla porta della casetta e la spalanca senza far rumore) Oh! Dio, che corrente d'aria! Fai meglio a chiudere la porta, cara. (Vivie chiude rapidamente la porta di comunicazione).
FRANK: (esultante) Ah! Ce ne siamo liberati! Ebbene Vivina, che vi pare di mio padre?
VIVIE: (preoccupata e seria) Gli ho appena parlato. Mi fa l'impressione di non essere troppo furbo.
FRANK: Eppure non  poi tanto stupido quanto sembra. Capirete, egli  parroco qui, e i suoi sforzi per rappresentare bene la sua parte lo fanno sembrare pi somaro di quanto lo sia in realt. No, dopo tutto, pap non  cos cattivo, poveretto; e non mi  tanto antipatico quanto, forse, credete. Le sue intenzioni sono buone. Non vi pare che ci potrete andare d'accordo?
VIVIE: (seria) Non credo che nella mia vita futura avr molti contatti con lui o con chiunque altro di quel vecchio circolo di conoscenze di mia madre, ad eccezione di Praed, forse. Che vi sembra di mia madre?
FRANK: Veramente e sinceramente?
VIVIE: S, sinceramente.
FRANK: Ebbene  una simpaticona. Ma  un po' dubbia, nevvero? E Crofts?
VIVIE: Che gente!
FRANK: Che genia!...
VIVIE: (con gesto e tono di supremo disprezzo) Se supponessi di diventare cos; di ridurmi un essere disordinato che si trascina da un luogo all'altro, senza sesso, senza carattere e senza energia, mi aprirei le vene e mi lascerei morire dissanguata senza esitare un istante.
FRANK: Ma no, non lo farete. Perch dovrebbero sgobbare quando si possono permettere il lusso di non farlo? Vorrei avere la loro fortuna. No,  il loro modo di fare che mi dispiace. Non  corretto,  trasandato, orribilmente trasandato.
VIVIE: Credete che il vostro modo di fare sar migliore quando avrete l'et di Crofts, se non lavorate?
FRANK: Certamente. Sar mille volte migliore. Vivina non deve predicare. Il suo ragazzo  incorreggibile. (egli cerca di carezzarle la faccia fra le mani).
VIVIE: (abbattendogli risolutamente le mani) Via, smettete. Vivina stasera non  disposta a vezzeggiare il suo ragazzino.
FRANK: Che crudelt!
VIVIE: (battendo il piede per terra) Ma siate serio, una volta, come lo sono io.
FRANK: Va bene. Parleremo da persone gravi. Signorina, siete a conoscenza del fatto che tutti i pensatori pi progredenti sono concordi nel ritenere che una buona met dei mali della moderna civilt sono dovuti alla denutrizione degli affetti nei giovani? Ora io...
VIVIE: (interrompendolo) Siete noioso. (apre la porta interna e parla dentro) Avete un po' di posto per Frank? Comincia a sentire l'appetito...
WARREN: (di dentro) Sicuro che c' posto (un rumore di coltelli e bicchieri annuncia ch'essa muove le cose sulla tavola) Ecco, vi ho fatto posto accanto a me. Venite, signor Frank.
FRANK: (a parte a Vivie mentre esce) Il ragazzino se la far pagare dalla sua Vivina. (esce).
WARREN: (di dentro) Vivie, vieni qua tu pure, bambina mia, devi aver fame. (essa entra seguita da Crofts, il quale tiene aperta la porta per Vivie con atto di notevole rispetto. Essa esce senza guardarlo, ed egli le richiude la porta dietro) Ma Giorgio, voi non potete aver terminato. Se non avete mangiato nulla?
CROFTS: Oh! quello che io volevo era bere. (si caccia le mani in tasca e comincia a passeggiare per la stanza irrequieto e ammusonito).
WARREN: A me piace molto mangiare. Ma con un po' di quell'arrosto freddo, formaggio e lattuga non  possibile. (col sospiro di chi non  soddisfatto che a met, si siede oziosamente alla tavola).
CROFTS: Perch incoraggiate quello scapestrato?
WARREN: (mettendosi subito all'erta) Sentitemi bene, Giorgio. Quali sono le vostre intenzioni a proposito di quella ragazza? Io ho osservato il vostro modo di guardarla. Ricordatevi, vi conosco e so il significato delle vostre occhiate.
CROFTS: Non c' niente di male a guardarla, credo.
WARREN: Io vi metter fuori e vi rispedir a Londra a tamburo battente, se vi vedo incominciare qualcuna delle vostre sciocchezze. Il dito mignolo di mia figlia mi  pi caro di tutto voi, anima e corpo insieme. (Crofts accoglie queste parole con un sorriso beffardo. La signora Warren arrossisce un po' accorgendosi del mancato effetto del suo tentativo di rappresentare la madre sviscerata, ed aggiunge in tono pi basso) Mettetevi l'animo in pace. Quel giovine scapestrato non ha pi speranze di voi.
CROFTS: Non  dunque lecito ad un uomo interessarsi di una ragazza?
WARREN: Ad un uomo come voi, no.
CROFTS: Quanti anni ha?
WARREN: Troppi o troppo pochi per voi. Non ve ne occupate!
CROFTS: Perch ne fate tanto mistero?
WARREN: Perch mi piace cos.
CROFTS: Ebbene: io non ho ancora cinquant'anni, ed il mio patrimonio vale quanto prima.
WARREN: S, perch siete tanto avaro quanto vizioso.
CROFTS: (continuando) Ed un baronetto non si trova tutti i giorni. Nessuno, fuori di me, vi tollererebbe come suocera. Perch non mi dovrebbe sposare?
WARREN: Voi?
CROFTS: Noi tre potremmo vivere insieme molto comodamente. Io morr prima di lei, e lascer una giovane vedova molto ricca. Perch no? L'idea mi si  venuta formando nella mente mentre passeggiavo con quell'imbecille l dentro.
WARREN: (disgustata) S,  un'idea degna di voi! (egli smette di passeggiare; i due si fissano, lei lo guarda con un po' di terrore, misto al suo disgusto sprezzante; egli la guarda furtivamente, con un luccichio libidinoso negli occhi, sghignazzante, tentandola).
CROFTS: (con improvvisa ansiet e premura non vedendo alcun cenno di condiscendenza in lei) Sentitemi, Kitty; voi siete una donna di giudizio; non serve che vi diate delle arie morali. Io non vi domander pi niente e non avrete altro da rispondermi. Io la far erede del mio patrimonio; e se vorrete uno chque il giorno delle nozze, potrete chiedermi qualunque somma vi piacer, nei limiti del possibile.
WARREN: Dunque voi siete arrivato al punto, Giorgio; come tutti gli altri vecchi consumati dal vizio!
CROFTS: (con ferocia) Andate all'inferno! (essa si alza e gli si volta contro con ira; ma la porta della stanza interna si apre in quell'istante e si odono le voci degli altri che rientrano. Crofts incapace di dominarsi esce rapidamente dalla villa. Rientra il prete).
Rev. SAMUELE: (guardando intorno) Dov' Giorgio?
WARREN:  uscito a fumare la pipa. (essa va al camino volgendogli le spalle per calmarsi. Il Reverendo va alla tavola per prendere il cappello. Intanto Vivie rientra seguita da Frank che si lascia cadere sulla sedia pi prossima con aria di estrema stanchezza. La signora Warren si volta per guardare Vivie e le dice, con la solita affettazione di condiscendenza materna, anche pi forzata del solito) Ebbene, carina, hai cenato bene?
VIVIE: Sai, cara, sono le cene della signora Alison (si volta a Frank vezzeggiandolo) Povero Frank! L'arrosto era tutto finito. Non ha avuto altro che pane, formaggio e gazosa. (ridiventa seria come se, per quella sera, avesse scherzato abbastanza) Veramente il burro  orribile. Ne far venire dalla citt.
FRANK: S, per amor del cielo. (Vivie va alla tavola da scrivere e fa una nota per ordinare il burro. Praed viene dalla stanza interna ripiegando il fazzoletto del quale si  servito come di tovagliolo).
Rev. SAMUELE: Frank, mio caro,  ora di tornare a casa. Vostra madre non sa che abbiamo degli ospiti.
PRAED: Non vorrei esservi d'incomodo...
FRANK: Nient'affatto, Praed: mia madre sar ben lieta di vedervi.  una donna sinceramente intellettuale ed artistica; e qua dal primo dell'anno fino all'ultimo non vede alcuno fuori di pap. Cos potete immaginarvi quanto sia noioso per lei (al Rev. Samuele) Voi non siete intellettuale ed artista, ne convenite, pap? Dunque conducete Praed subito a casa; io rimarr qua a tener compagnia alla signora Warren. Troverete Crofts in giardino. Egli sar una eccellente compagnia per il nostro bull-dog.
PRAED: (prendendo il cappello di sopra la credenza e appressandosi a Frank) Venite con noi, Frank. La signora Warren non ha veduto la signorina Vivie da lungo tempo, e noi non le abbiano ancora concesso un momento di libert.
FRANK: (intenerito guardando Praed con ammirazione romantica) Ma certo! avete fatto bene a rammentarmelo... Grazie! Siete un perfetto gentiluomo Praed. Siete sempre stato il mio ideale nella vita. (si alza per congedarsi, ma si ferma un istante in mezzo ai due suoi maggiori di et e posa una mano sulla spalla di Praed) Ah! se foste stato mio padre! (temperando col sorriso l'asprezza della frase) invece di questo vecchio! (posa l'altra mano sulla spalla del padre).
Rev. SAMUELE: (strillando) Silenzio, signore, silenzio! Siete sacrilego.
WARREN: (ridendo di cuore) Dovreste tenerlo meglio a freno Sam. Buona notte. Qua, portate a Giorgio il cappello ed il bastone e salutatelo per conto mio.
Rev. SAMUELE: (prendendoli) Buona notte. (si stringono la mano. Passando accanto a Vivie le d la mano e la saluta. Poi in tono di comando, a Frank) Andiamo, signorino, venite subito. (egli esce. Nel frattempo Frank ha preso il suo berretto e la carabina di sopra la credenza. Praed d la mano alla signora Warren e a Vivie ed esce accompagnato fino alla porta dalla signora Warren che s'indugia un istante sulla soglia a guardarlo. Frank chiede silenziosamente un bacio a Vivie, ma essa lo congeda con uno sguardo severo e prende dalla tavola da scrivere due libri e della carta che posa sulla tavola in mezzo, dove si siede per avere pi luce).
FRANK: (di su la porta, tendendo la mano alla signora Warren) Buona notte, cara signora Warren (le stringe con forza la mano. Essa gliela ritira con forza, stringendo le labbra e pare assai disposta a dargli uno scapaccione. Egli ride maliziosamente e va via di corsa sbattendosi la porta dietro le spalle).
WARREN: (torna al suo posto alla tavola di faccia a Vivie, rassegnandosi ad una serata noiosa ora, che son partiti gli uomini) Hai mai sentito un tale diluvio di parole? Che bricconcello (si siede) e, giacch siamo a parlare di lui, bada di non incoraggiarlo. Deve essere un vero fannullone.
VIVIE: Lo credo anch'io, povero Frank, deve essere proprio un fannullone e io dovr liberarmene... me ne dispiacer per lui, quantunque non se lo meriti, povero ragazzo. Mi pare che anche quel Crofts non valga molto, non  vero?
WARREN: (indispettita del tono calmo di Vivie) Che ne sai tu degli uomini, bambina, per parlare cos? Dovrai rassegnarti a vederlo molto Sir Giorgio Crofts, perch amico mio.
VIVIE: (imperturbata) Perch? Credi tu che staremo a lungo insieme? Tu ed io, intendo.
WARREN: (fissandola sorpresa) Sicuro! Finch non ti sarai sposata. Non tornerai pi al collegio.
VIVIE: Credi tu che il mio sistema di vita ti converr? Ne dubito.
WARREN: Il tuo sistema di vita?
VIVIE: (tagliando col tagliacarte della sua chatelaine una pagina del libro che ha in mano) Ma veramente, mamma, non ti  mai venuto in mente che ho un modo di vita come chiunque altro?
WARREN: Che sciocchezze! Vorresti forse emanciparti, ora che alla scuola sei diventata un piccolo personaggio? Non far la sciocca, bambina.
VIVIE: (con indulgenza) Questo  tutto quello che hai da dirmi in proposito?
WARREN: (perplessa e adirata) Non continuare ad interrogarmi a quel modo. (con violenza) Stai zitta. (Vivie taglia le pagine in silenzio) Tu ed il tuo modo di vivere, davvero! Vorrei sapere che cos'altro hai da dire? (guarda di nuovo Vivie che non risponde) Il tuo modo di vivere sar quello che piacer a me, non dubitare. (altra pausa) Ho osservato che ti sei data queste arie da che hai vinto il tuo campionato o come lo chiami. Se tu credi che io possa tollerarle, ti sbagli; e quanto pi presto te ne accorgerai tanto meglio sar. (borbottando) Tutto quello che ho da dire in proposito? ah! cos? (di nuovo alzando la voce irosamente) Ma sai a chi parli, signorina?
VIVIE: (lanciandole un'occhiata senza alzare la testa dal libro) No! Chi sei? Cosa sei?
WARREN: (alzandosi soffocata) Oh! che demonio!
VIVIE: La mia riputazione, la mia posizione sociale, e la professione che intendo seguire sono note a tutti. Io di te non so nulla. Qual', di grazia, quel metodo di vita al quale vuoi farmi partecipare con te e Sir Giorgio Crofts?
WARREN: Bada! Far qualche cosa della quale poi dovrei pentirmi e tu pure.
VIVIE: (mettendo da parte i libri con aria risoluta ma calma) Ebbene abbandoniamo questo argomento fin che tu non ti senta meglio in grado di trattarlo. (osservando con occhio scrutatore la madre) Tu hai bisogno di fare delle buone camminate ed un po' di lawn-tennis per rimetterti bene. Sei in uno stato deplorevole. Oggi non sei riuscita a fare venti metri in salita senza fermarti per ripigliar fiato, ed i tuoi polsi sono dei salsicciotti di grasso, nient'altro. Guarda i miei. (tende i polsi).
WARREN: (dopo averla guardata con aria depressa comincia a piagnucolare) Vivie!
VIVIE: (scattando) Ora te ne prego non ti mettere a piangere. Tutto, meno che ci. Non posso tollerare il piagnucolio. Se cominci uscir dalla stanza.
WARREN: (supplichevole) Oh! carina mia, come puoi essere tanto crudele con me? Non ho dunque nessuno dei diritti di madre su te?
VIVIE: Ma sei tu mia madre?
WARREN: (costernata) Se sono tua madre? Oh! Vivie!
VIVIE: Allora dove sono i nostri parenti, mio padre, gli amici di famiglia? Tu pretendi esercitare i diritti di una madre, il diritto di chiamarmi stupida e bambina, di parlarmi in un modo che nessuno dei miei superiori al collegio avrebbe osato fare, di dettarmi il mio modo di vivere, e di costringermi alla societ di un bruto che ha il vero tipo vizioso del viveur londinese. Prima di darti la pena di insistere su tali pretese sar bene farmi sapere se queste pretese hanno veramente ragione di essere.
WARREN: (forsennata, buttandosi in ginocchio) Oh! no, no; basta. Non pu essere tua intenzione di rivoltarti contro di me, tu, mia figlia, sarebbe contro natura. Mi credi, nevvero? Di' che mi credi. Tu non sai quello che chiedi. Io non te lo posso dire.
VIVIE: (risoluta) Certo che puoi, se vuoi. Ho diritto di saperlo; e tu sai benissimo che ho questo diritto. Puoi rifiutarti di dirmelo, se vuoi, ma se fai cos mi vedrai per l'ultima volta domani mattina.
WARREN: Oh!  troppo orribile sentirti parlare cos! Tu abbandonarmi?
VIVIE: (spietata) Senza esitare un istante, se continui a burlarmi a quel modo (con un brivido di disgusto) Come posso sapere che non ho nelle vene il sangue impuro di quel vizioso?
WARREN: No, no, te lo giuro! Non  lui n alcuno degli altri che hai conosciuto. Sono sicura di questo, almeno. (gli occhi di Vivie si fermano con uno sguardo severo su sua madre quando il significato di queste parole le balena alla mente).
VIVIE: (lentamente) Sei certa di ci, per lo meno? Ah! vuoi dire che  tutto quello di cui sei certa. (pensierosa) Capisco (la signora Warren si copre il viso con le mani) Non far cos, mamma. Sai bene che non lo senti affatto. (La signora Warren si scopre la faccia e guarda Vivie in modo compassionevole. Essa guarda l'orologio e dice) Ebbene, per questa sera basta. A che ora vorresti far colazione domattina? Alle otto e mezzo sar troppo presto?
WARREN: (furiosa) Dio mio! Ma che donna sei tu dunque?
VIVIE: (fredda) Una donna come la maggior parte delle donne di questo mondo, spero. Altrimenti non capisco come potrebbe mai esistere. Andiamo (afferra la madre per i polsi e la tira su risolutamente) Tranquillizzati: cos va bene.
WARREN: (in tono querulo) Sei molto dura con me, Vivie.
VIVIE: Sciocchezze! Che ne dici di andare a letto? Sono le dieci passate.
WARREN: (con passione) A che vale andare a letto? Credi tu che io possa dormire?
VIVIE: Perch no? Io dormir certamente.
WARREN: Tu, tu non hai cuore. (improvvisamente si abbandona al suo linguaggio naturale: il linguaggio di una donna del popolo: tutte le sue pretese di educazione, di autorit materna, di convenzione scompaiono, e parla l'impeto irresistibile della vera convinzione e dello scorno che sono in lei) No, non mi sottometter. Non tollerer una simile ingiustizia. Che diritto hai tu di trattarmi d'alto in basso? Tu ti vanti di quello che sei; con me, con me, che ti ho dato la possibilit di essere ci che sei. Quali mezzi ebbi io invece? Vergognati di pavoneggiarti nella tua ingratitudine, della tua morale affettata, stupida che non sei altro.
VIVIE: (calma e risoluta, ma perdendo tuttavia un po' della sua sicurezza, perch le sue risposte che finora le sembrano convenientemente ragionevoli e forti, ora dinnanzi al nuovo atteggiamento della madre cominciano ad apparirle artificiose ed anche presuntuose) Non supporre che io voglia farti sentire una mia superiorit. Tu hai incalzato con la superiorit convenzionale della madre, ed io mi sono difesa con la superiorit convenzionale della donna onesta. Francamente non intendo sopportare le tue pretese, e quando ti deciderai ad abbandonarle non pretender che tu tolleri ingerenze da parte mia. Rispetter sempre il tuo diritto a pensarla come ti pare, ed a fare la vita che ti piace.
WARREN: Il mio diritto a pensare? La vita che mi piace? Ma sentitela! Credi tu che io sia stata educata come te? Che io abbia avuto la possibilit di scegliere e di giudicare? Credi tu che io abbia fatto quello che ho fatto perch mi piaceva, o perch credevo di agir bene? e che non avrei preferito di andare in collegio a fare la signorina per bene, se avessi potuto?
VIVIE: Tutti abbiamo una certa possibilit di scelta. La pi povera delle ragazze non potr scegliere di essere la Regina d'Inghilterra o la Direttrice di Newham, ma pu scegliere tra il fare la cenciaiuola o la fioraria secondo i suoi gusti. La gente incolpa sempre le circostanze dei risultati di quello che ha fatto. Io non credo alle circostanze. Le persone che si fanno strada in questo mondo son quelle che dominano le circostanze, le cercano e persino le creano.
WARREN: Oh!  facile chiacchierare: facilissimo, nevvero? Ascoltami! Vuoi sapere quali furono le mie circostanze?
VIVIE.: S, sar bene che tu me lo dica. Vuoi sederti?
WARREN: Oh! io mi sieder non temere. (spinge avanti con energia brutale la sua sedia e si siede. Vivie  suo malgrado impressionata) Sai tu chi era tua nonna?
VIVIE: No.
WARREN: No? tu non lo sai, io s. Lei si diceva vedova e teneva uno spaccio di pesce fritto vicino alla Zecca, con quello manteneva s e quattro figlie. Due di noi, Lisetta ed io, eravamo sorelle, belle e ben fatte. Probabilmente nostro padre fu un uomo ben pasciuto. La mamma diceva che era stato un signore; ma io non saprei dirtelo. Le altre ci erano sorellastre; povere creature male sviluppate, brutte, dall'aspetto malaticcio sempre affamate e deboli. Lisetta ed io le avremmo ammazzate a furia di botte se la mamma non avesse massacrato noi per costringerci a lasciarle tranquille. Esse erano le oneste. Ebbene a che cosa  valsa la loro onest? Te lo dir io. Una di esse si impieg in una fabbrica di biacca, dodici ore al giorno per dieci lire la settimana, finch mor avvelenata dal piombo. Credeva di rimanere con le mani soltanto un po' paralizzate; ma invece mor. L'altra ci veniva sempre portata ad esempio perch spos un manovale impiegato del Governo ai magazzini di vettovagliamento a Deptford e teneva pulita la sua camera e lindi i figliuoli con diciotto scellini la settimana, e tutto and bene finch suo marito prese il vizio di ubriacarsi. Valeva la pena d'essere onesta per arrivare a questo risultato, non  vero?
VIVIE: (ormai pensierosa ed attenta) Lo parve a te ed a tua sorella?
WARREN: Non lo parve a Lisetta, te lo dico io; aveva troppo spirito. Si frequentava tutte e due una scuola dipendente dalla chiesa. Questo faceva parte delle arie superiori che ci davamo di fronte alle ragazze che non sapevano nulla e non andavano a scuola; e ci siamo rimaste fintanto che, una sera, Lisetta usc e non torn pi. So che la maestra pensava che non avrei tardato a seguirne l'esempio, perch il parroco non si stancava mai di assicurarmi che Lisetta finirebbe con un salto dal ponte di Waterloo. Povero idiota! Non sapeva dirmi altro! Ma io temevo pi la fabbrica di biacca che il fiume, e tu al mio posto avresti fatto lo stesso. Quel parroco mi trov un posto di lavapiatti in un ristorante della Societ di temperanza, dove si mandava a comprare quello che si voleva. Poi diventai cameriera, e di l andai a servire al "Bar" della stazione di Waterloo, quattordici ore al giorno a mescere da bere, e sciacquare i bicchieri per quattro scellini la settimana e il mangiare. Tutti pensavano che questa fosse una bella posizione! Ebbene una notte fredda e triste, mentre appena mi reggevo dalla stanchezza, chi viene ad ordinare un bicchierino di wisky, se non Lisetta? Lisetta infagottata in una lunga pelliccia calda e ben comoda, e con una quantit di sterline nel borsellino.
VIVIE: (tetra) Mia zia Lisetta?
WARREN: S: ed una buonissima zia, te l'assicuro io. Abita ora a Winchester, nelle vicinanze della Cattedrale, ed  una delle signore pi rispettabili della citt. Fa da "chaperon" alle signorine, nelle feste da ballo della contea. Niente fiume per Lisetta; eh! tu mi ricordi un po' Lisetta: era una magnifica donna che sapeva fare i suoi interessi. Fin dal principio mise da parte del denaro. Non lasci mai parere troppo quello che era. Non perdette mai la testa. Quando vide che io ero diventata una bella donna mi disse attraverso il banco: "Che fai qua, scioccherella? Ti rovini la salute e la bellezza a beneficio degli altri". In quel tempo Lisetta stava mettendo da parte il denaro per aprire una sua casa di Bruxelles, e pens che in due avremmo fatto pi presto che in una sola. Mi prest un po' di denaro e mi lasci. Io risparmiai denaro continuamente, e, prima le restituii quel che mi aveva prestato e poi mi associai a lei nell'affare. Perch non avrei dovuto far cos? La casa a Bruxelles era veramente chic: un posto molto migliore per una donna che la fabbrica di biacca, ove mia sorella Giovanna fu avvelenata. Nessuna delle nostre ragazze fu mai trattata come lo ero io quando ero sguattera in quel ristorante della temperanza, o al Bar di Waterloo, o a casa. Avresti voluto che fossi rimasta in uno di quei posti per finire di consunzione prima d'arrivare ai quarant'anni?
VIVIE: (ormai con profondo interessamento) No: ma perch scegliesti una tale industria? Il risparmio e l'ordine conducono al successo in ogni affare.
WARREN: S, il risparmio. Ma in quale altra industria una donna pu risparmiare? Riuscirebbe a te fare dei risparmi con quattro scellini la settimana e per di pi a vestirti? No, davvero. Naturalmente, quando una donna  brutta e non pu guadagnare di pi, o se ha talento per la musica, o pel teatro, o pel giornalismo allora la cosa  diversa. Ma n Lisetta, n io avevamo di questi talenti. Non avevamo che la nostra bellezza ed il nostro garbo per piacere agli uomini. E pensi tu che avremmo dovuto essere tanto stupide da lasciare che altri profittassero delle nostre attrattive impiegandoci come ragazze di magazzino, o come kellerine, o come cameriere, quando potevamo goderne noi intascando l'utile netto invece d'un salario derisorio? Poco probabile davvero?
VIVIE: Certo che: dal punto di vista commerciale: avevate ragione.
WARREN: S, e da qualsiasi altro punto di vista. A che mira l'educazione di una ragazza onesta se non ad insegnarle a piacere a qualche ricco e assicurarsi i benefici della fortuna sposandolo? Come se la cerimonia del matrimonio potesse rendere la cosa morale o no! L'ipocrisia del mondo mi disgusta! Lisetta ed io dovemmo lavorare, e risparmiare, e calcolare come chiunque altro; altrimenti saremmo adesso misere, come tante altre donne dissipatrici ed inette, che credono che la fortuna duri eterna. (con grande energia) Disprezzo codeste persone che non hanno carattere; e se c' una cosa che detesto in una donna  la mancanza di carattere.
VIVIE: Ma di' francamente, mamma, quella che tu chiami mancanza di carattere, non sarebbe, per caso, una grandissima antipatia a guadagnare il denaro a quel modo!
WARREN: Sicuro! A tutti  antipatico dover lavorare, e guadagnare, ma tutti nondimeno debbono sottostarci. Certo che spesso ho sentito compassione per una povera ragazza, stanca fisicamente e moralmente, e che deve sforzarsi di piacere ad un uomo di cui non le importa un fico secco, a qualche bruto, mezzo ubbriaco, che crede di essersi reso interessante quando ha tormentato e noiato e disgustato una donna a tal punto che non ci potrebbe essere quasi abbastanza denaro per pagarne il sacrificio. Ma deve tollerare gli svantaggi e accettare il buono ed il cattivo insieme, come un'infermiera in un ospedale. Dio sa che questo non  un mestiere che una donna farebbe per divertimento, quantunque molti lo credano un mestiere pieno di rose.
VIVIE: (commossa) Ma tu credi che valga la pena?
WARREN: Sicuro che ne vale la pena per una ragazza povera, quando sa resistere ai capricci, quando  bella, e tiene una condotta giudiziosa e prudente.  molto migliore di tutte le altre occupazioni che le si offrono. Ho sempre pensato che cos non dovrebbe essere. E lo mantengo:  ingiusto. Ma, giusto o ingiusto che sia,  cos; e ad una ragazza non rimane che a trarne il miglior partito possibile. Naturalmente per una che ha mezzi non vale la pena. Se tu lo facessi saresti una cretina; ma io sarei stata una cretina se avessi fatto altrimenti.
VIVIE: (di pi in pi commossa) Madre, se fossimo entrambe povere come tu lo eri nei giorni di miseria, sei proprio certa che non mi consiglieresti a provare il Bar della stazione di Waterloo, o a sposare il manovale, o anche, a entrare nella fabbrica?
WARREN: (sdegnata) Certamente no! Per che razza di madre mi pigli tu? Come potresti rispettare te stessa in mezzo a quella miseria, e in quella schiavit? E che vale la vita, che vale una donna senza il rispetto di se stessa? Perch mi sono trovata indipendente e in condizione di dare un'ottima educazione a mia figlia, quando altre donne che avevano le mie stesse possibilit si trovano sul lastrico? Perch ho saputo sempre rispettare me stessa e padroneggiarmi. Perch mai Lisetta forma ora l'ammirazione di una citt di provincia? Per la medesima ragione. Dove ci troveremmo ora se avessimo dato ascolto alle sciocchezze del parroco? A lavare i pavimenti per trenta soldi al giorno, con l'unica prospettiva avvenire del ricovero di mendicit. Non lasciarti ingannare da persone che ignorano il mondo, figlia mia. L'unico modo col quale una donna pu decentemente provvedere a se stessa  di piacere a qualche uomo che possa esser buono con lei. Se essa  del suo rango allora si faccia sposare; ma se  di ceto inferiore, allora non potr pretendere questo: perch dovrebbe pretenderlo? D'altra parte non sarebbe neppure utile alla sua felicit. Domandane a qualsiasi signora della societ londinese che abbia figlie; e ti dir la medesima cosa, salvo che io te l'ho detto nudo e crudo, mentre lei te lo dir con dei giri di frasi: ecco tutta la differenza.
VIVIE: (affascinata, fissandola) Mia cara mamma, sei una donna straordinaria; sei pi forte di tutta l'Inghilterra. E veramente non senti neppure un'ombra di dubbio o... o... o... di vergogna?
WARREN: Naturalmente l'educazione esige che uno si vergogni; lo si pretende da una donna. Le donne debbono fingere di sentire molto pi di quello che sentono veramente. Lisetta s'arrabbiava sempre con me perch dicevo sempre la verit nuda e cruda. Lei diceva che quando una donna poteva imparare abbastanza da quello che le accadeva intorno non era necessario che ne parlasse... Ma Lisetta  stata sempre tanto signora! Essa ne aveva il vero istinto; mentre io sono stata sempre un po' plebea. Ero felice di constatare, quando mi mandavi le tue fotografie, che diventavi come Lisetta: hai le sue maniere risolute e distinte. Ma io non posso tollerare di dover dire una cosa quando tutti sanno che intendo il contrario. Perch tale ipocrisia? Se la gente ha fatto che il mondo per le donne sia cos,  inutile pretendere che sia diverso. Non mi sono mai vergognata sul serio. Ritengo che avevo il diritto di essere superba di condurre la nostra impresa con tanto decoro, che mai nessuno ebbe a dir nulla sul conto nostro; e che le ragazze se ne sono sempre trovate contente. Alcune di loro ebbero grandi fortune. Una spos un ambasciatore. Ma si capisce che ora non ne vuoi pi sentir parlare di queste cose. Che cosa si penserebbe di noi? (sbadiglia) Oh! Dio! Credo che, dopo tutto, mi venga sonno. (si sdraia pigramente completamente sollevata dalla sua confessione e placidamente pronta per il riposo notturno).
VIVIE: Credo che ora sono io che non potr pi dormire. (va alla credenza ed accende la candela. Poi spegne i lumi e la stanza rimane quasi al buio) Sar bene lasciare entrare un po' d'aria fresca prima di chiudere. (apre la porta della casa e vede che c' il plenilunio) Che bella notte! Guarda! (solleva la tenda. Si vede il paesaggio inondato dallo splendore della luna d'Agosto, che si alza dietro Blawkdown).
WARREN: (dando un'occhiata indifferente alla scena) S, cara, bada di non raffreddarti con l'aria della notte.
VIVIE: (sprezzante) Sciocchezze!
WARREN: (lamentandosi) Infatti: tutto quello che dico io  sciocchezza, secondo te.
VIVIE: (voltandosi rapidamente a lei) No, mamma. Tu stasera hai assolutamente vinto, per quanto fosse mia ferma intenzione che la cosa finisse diversamente. Ormai siamo buone amiche, nevvero.
WARREN: (scuotendo con atto dolente la testa) Ma prevedo che dovr cedere. Con Lisetta ebbi sempre la peggio. Ed ora prevedo che con te sar lo stesso.
VIVIE: Ebbene, non te ne preoccupare, cara, vecchia mamma. (l'abbraccia).
WARREN: (affettuosamente) Ti ho educato bene, nevvero carina?
VIVIE: S.
WARREN: E in compenso sarai buona, con la tua vecchia mamma, non  vero?
VIVIE: Lo sar, cara. (la bacia) Buona notte.
WARREN: (compunta) La mia benedizione alla mia cara piccina: la benedizione di una madre! (abbraccia con atto protettore la figlia alzando istintivamente gli occhi come se implorasse una benedizione divina).
...
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...
CALA LA TELA.
...
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...
ATTO TERZO.
...
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...
L'indomani mattina nel giardino della casa del parroco. Splende il sole e gli uccelli cantano. Nel muro del giardino v' un cancello di legno a cinque traverse, largo abbastanza per una carrozza. Accanto al cancello c' il campanello che comunica con una corda al di fuori. La strada carrozzabile passa pure a mezzo del giardino, per poi piegare a sinistra ove termina in una piazzetta ghiaiata davanti al portico della parrocchia. Oltre il cancello si vede la strada maestra polverosa, parallela al muro, limitata dall'altro lato da una breve striscia erbosa e dalla pineta. Sul praticello, fra la casa e la carrozzabile cresce un tasso tosato, all'ombra del quale  collocata una panca. Dall'altra parte il giardino  chiuso da una siepe di bossolo; sull'erba vi  un quadrante e vicino ad esso una sedia di ferro. Un viottolo traversa la siepe di bossolo dietro il quadrante.
Frank  seduto sulla sedia vicino al quadrante, sul quale ha posato i giornali della mattina, mentre legge la "Standard". Suo padre esce dalla casa con gli occhi rossi e rabbrividendo incrocia lo sguardo con Frank.
FRANK: (guardando l'orologio) Le undici e mezzo! Bell'ora per un parroco per discendere a colazione.
Rev. SAMUELE: (severo) Non burlate, Frank, non burlate... (rabbrividendo) Mi sento un po'... cr...
FRANK: Un po' scombussolato?
Rev. SAMUELE: (respingendo l'allusione) No, signore, un po' malato stamane. Dov' vostra madre?
FRANK: Tranquillizzatevi, non c'.  andata in citt con Bessie, ed  partita col treno delle undici. Ha lasciato alcune ambasciate per voi. Vi sentite la forza di ascoltarmi ora, o ve le devo dire dopo colazione?
Rev. SAMUELE: Signore, ho gi fatto colazione. Mi sorprende che vostra madre sia andata in citt, mentre abbiamo qui degli ospiti. Troveranno la cosa molto strana.
FRANK: Pu darsi che ci abbia pensato. Ad ogni modo se Crofts si ferma qui e se voi avete intenzione di rimanere con lui tutte le notti fino alle quattro del mattino a bere, a rievocare gli episodi della vostra focosa giovent, si capisce che mia madre, nella sua qualit di massaia previdente, ha il dovere di andare in citt ad ordinare un barile di wisky ed un centinaio di sifoni di soda.
Rev. SAMUELE: Non mi  parso che Sir Giorgio bevesse eccessivamente.
FRANK: Non eravate in condizione di poterne giudicare, pap...
Rev. SAMUELE: Intendi dire che io...
FRANK: (calmo) Non ho mai visto un prete meno sobrio. Gli aneddoti che avete narrato sulla vostra passata carriera erano cos spaventosi che Praed non avrebbe forse voluto passare la notte sotto il vostro tetto, se non fosse ch'egli va tanto d'accordo con mia madre.
Rev. SAMUELE: Sciocchezze, signorino. Sir Giorgio Crofts  mio ospite, e bisogna bene che conversi con lui di qualche argomento ed egli non ne possiede che uno. Dov' ora il sig. Praed?
FRANK:  andato ad accompagnare Bessie e la mamma alla stazione.
Rev. SAMNELE: Crofts si  gi alzato?
FRANK: Oh! da un pezzo. Egli non  affatto sconvolto... Si vede che  assai pi in esercizio di voi: probabilmente non ha mai perduta l'abitudine.  andato fuori a fumare. (Frank riprende il suo giornale. Il Rev. Samuele si volge sconsolato verso il cancello, poi torna, irresoluto).
Rev. SAMUELE: Ehi!... Frank?
FRANK: Ebbene?
Rev. SAMUELE: Credete che le Warren si aspettino un nostro invito, dopo il loro di ieri sera?
FRANK: Lo hanno gi avuto. Crofts ci ha informati a colazione che lo avevate incaricato di condurre qui la signora Warren e Vivie, oggi, e di pregarle di considerare questa casa come la loro.  stato dopo questa comunicazione che la mamma si  accorta di dover andare in citt col treno delle undici.
Rev. SAMUELE: (con disperata veemenza) Non ho mai fatto un simile invito. Non mi son mai sognato di farlo.
FRANK: (compassionandolo) Come potete sapere cosa avete fatto o pensato ieri sera, pap? Ol, ecco Praed.
PRAED: (entrando dal cancello) Buon giorno!
Rev. SAMUELE: Buon giorno. Debbo chiedervi scusa se non vi ho tenuto compagnia a colazione stamane. Ho un po' di... di...
FRANK: Mal di gola dei preti, Praed. Fortunatamente non  cronico.
PRAED: (cambiando argomento) Ebbene, debbo dirvi che la vostra casa  situata in una posizione veramente incantevole.  deliziosa.
Rev. SAMUELE: Frank, conducete il signor Praed a fare una passeggiata, se gli piace. Vi prego di scusarmi, debbo profittare della circostanza per scrivere la mia predica in assenza della signora Gardner, e mentre voi vi divertite. Non vi dispiace, nevvero?
PRAED: No, certo, non fate complimenti per me.
Rev. SAMUELE: Grazie. Io andr a... a... (se ne va via borbottando delle scuse).
PREAD: (sedendosi sull'erba vicino a Frank, ed abbracciandosi le ginocchia) Come deve essere strano, scrivere una predica tutte le settimane.
FRANK: Stranissimo... se lo facesse; ma lui le compra.  andato a prendere un seltz.
PRAED: Caro mio: vorrei vedervi pi rispettoso verso vostro padre, quando lo volete, sapete essere tanto gentile.
FRANK: Mio caro Praed; voi dimenticate che debbo vivere con pap. Quando due persone vivono insieme, sieno esse padre e figlio, moglie e marito, fratello e sorella, non possono sostenere a lungo le cortesi finzioni che riescono cos facili durante una visita di dieci minuti. Ora pap, che unisce a molte ottime qualit domestiche l'irresolutezza della pecora, combinata alla pomposit e alla virulenza del somaro...
PRAED: (interrompendolo) No, prego, prego, mio caro Frank, ricordatevi!  vostro padre!
FRANK: E gliene tengo conto. Ma pensate ch'egli ha detto a Crofts di condurre qua le Warren! Deve aver preso una sbornia terribile. Sapete bene, mio caro Praddy, che mia madre non tollererebbe la signora Warren neppure un minuto. Vivie non deve venire qua prima che sua madre sia tornata in citt.
PRAED: Ma vostra madre, non sa niente sul conto della signora Warren. Credete?
FRANK: Non so. Il fatto che  andata in citt, mi fa pensare di s. Non che mia madre se ne offenderebbe. Essa  stata buona amica di pi di una donna che si  trovata in qualche impiccio, ma esse erano tutte donne... per bene... Tutta la differenza sta l. Certo la signora Warren avr i suoi meriti; ma  orribilmente volgare, e sono certo che mia madre non la tollererebbe... Cos!... Ol! (queste esclamazioni sono provocate dalla ricomparsa del prete che esce dalla casa con premuroso sgomento).
Rev. SAMUELE: Frank, la signora Warren e sua figlia arrivano attraversando i campi, insieme a Crofts. Le ho vedute dalla finestra dello studio. Come giustificare l'assenza di vostra madre?
FRANK: (balzando in piedi, vivacemente) Mettetevi il cappello e andate loro incontro; dite che siete felice di vederle, e dite che Frank  in giardino e che la mamma e Bessie sono in citt al capezzale d'una parente ammalata; e che sono dispiacentissime di non poter essere qui; e che sperate che la signora Warren abbia riposato bene; e... e... dite quel che vi viene in mente fuorch la verit, e lasciate il resto alla Provvidenza.
Rev. SAMUELE: Ma come fare poi per liberarmene?
FRANK: Non c' tempo di pensarci, adesso. Ecco. (va di corsa al portico e ne torna con un cappello da prete che caccia sul capo del padre) Ed ora via! Praed ed io rimarremo qua per dare un'apparenza d'imprevisto alla scena. (il prete, stordito ma obbediente, esce rapidamente dal cancello. Praed si alza di su l'erba e si spolvera).
FRANK: Bisogna trovare qualche espediente per rimandare quella vecchia in citt. Ebbene, Praddy, ditemi sul serio, vi piace vederle insieme, Vivie e la vecchia?
PRAED: Oh! perch no?
FRANK: (nervoso) Ma non vi fa un tantino accapponare la pelle? Quella vecchia strega perversa, capace d'ogni canagliata, e Vivie... uff!
PRAED: Zitto, per carit; eccole! (si vedono il prete e Crofts che traversano la strada seguiti dalla signora Warren e da Vivie che camminano insieme affettuosamente).
FRANK: Guardate: ha perfino messo il braccio intorno alla vita della vecchia.  il braccio destro.  lei che lo ha voluto. Perdio!  diventata sentimentale. Uff! uff! Non vi fa rabbrividire ora? (il prete apre il cancello e la signora Warren e Vivie gli passano davanti e si fermano sull'erba guardando la casa. Frank in una estasi di simulazione si volta gaiamente dalla parte della signora Warren esclamando) Felicissimo di vedervi signora Warren. Questo vecchio giardino di parrocchia campagnola vi si conf egregiamente.
WARREN: Ebbene; questa poi  nuova? Avete udito Giorgio? Egli dice che io faccio figura, in un vecchio giardino di tranquilla parrocchia campagnola.
Rev. SAMUELE: (tenendo sempre il cancello aperto per Crofts che entra con passo pesante e con aria tediata) Voi fate buona figura dappertutto, signora..
FRANK: Bravo pap! Ora sentite: vediamo di passare un'oretta allegrissima prima di colazione. Prima di tutto andiamo a visitare la chiesa.  un'autentica vecchia chiesa del trecento, sapete: pap ne va orgoglioso, perch apr una sottoscrizione per farla restaurare e sei anni fa la fece infatti ricostruire da cima a fondo. Praed sapr indicarne le bellezze.
Rev. SAMUELE: (con fare ospitale) Sar contentissimo se Sir Giorgio e la signora Warren ne hanno veramente piacere.
WARREN: Oh! Andiamo, per liberarcene presto. Far bene a Giorgio. Scommetto ch'egli non ingombra molto sovente la chiesa.
CROFTS: (avviandosi di nuovo verso il cancello) Io non ho niente da dire.
Rev. SAMUELE: Non per di l! Passeremo per i campi se non vi dispiace. Per di qui. (egli li conduce per il viottolo che passa attraverso la siepe di bossolo).
CROFTS: Oh! va bene. (egli si allontana dal parroco. Praed li segue con lo sguardo finch non sono scomparsi. Tutte le linee energiche della sua faccia si accentuano).
FRANK: Non venite?
VIVIE: No, desidero avvertirvi, Frank. Avete riso di mia madre un momento fa, quando avete parlato del giardino della parrocchia? Per l'avvenire questo non dovr pi accadere. Vi prego di trattare mia madre col rispetto che avete per la vostra.
FRANK: Mia cara Vivie, essa non lo saprebbe apprezzare. Non somiglia a mia madre. Non sarebbe intelligente seguire per tutte e due lo stesso sistema. Ma che cosa vi  successo? Ieri sera eravamo rimasti perfettamente d'accordo sul conto di vostra madre e dei suoi amici. Stamane vi ritrovo che posate a sentimentale, col braccio attorno alla vita della vostra genitrice.
VIVIE: (arrossendo) Poso?
FRANK: Mi avete fatto questa impressione.  la prima volta che vi vedo agire in questo modo.
VIVIE: (padroneggiandosi) S, Frank;  avvenuto un cambiamento; ma non credo che sia un cambiamento, in peggio. Ieri ero una presuntuosetta.
FRANK: E oggi?
VIVIE: (sobbalzando, poi fissandolo risolutamente) Oggi io conosco mia madre meglio che non la conosciate voi.
FRANK: Dio non voglia!
VIVIE: Cosa intendete dire?
FRANK: Vi , vi  fra le persone profondamente immorali, una frammassoneria che voi ignorate completamente. Quello  il legame fra vostra madre e me; ed  perci che io la conosco meglio di quanto possiate conoscerla voi.
VIVIE: Vi sbagliate, voi non sapete nulla di lei. Se conosceste le circostanze contro le quali mia madre ebbe a lottare...
FRANK: (troncandole in bocca la frase) Saprei perch ella  quella che , non  vero? Che differenza ci sarebbe? Con quelle circostanze o senza, voi, Vivie, non potrete tollerare vostra madre.
VIVIE: (molto offesa) Perch no?
FRANK: Perch  una vecchia equivoca, Vivie. Se le metterete un'altra volta il braccio attorno alla vita e in mia presenza, mi tirer una revolverata sotto i vostri occhi, per protestare contro uno spettacolo ripugnante.
VIVIE: Dunque, debbo scegliere fra voi e mia madre?
FRAK: (vezzeggiando) In questo caso la vecchia signora avrebbe troppo svantaggio. No, Vivie, il vostro ragazzino infatuato dovr rimanervi fedele in ogni caso. Ma  tanto pi desideroso di non vedervi commettere un errore.  inutile, Vivie, vostra madre  impossibile. Pu darsi che sia una brava donna; ma  un cattivo, un pessimo soggetto.
VIVIE: (con calore) Frank! (egli rimane freddo. Essa si allontana e siede sulla panca sotto il tasso, lottando per riacquistare la padronanza di s. Poi dice) Dunque deve essere abbandonata da tutti perch  ci che voi chiamate un pessimo soggetto? Non ha dunque diritto di vivere?
FRANK: Oh! Non temete, Vivie; essa non sar mai abbandonata.
VIVIE: Ma dovrei abbandonarla io, dunque?
FRANK: (con fare fanciullesco, calmandola e corteggiandola con la voce) La mia piccina non deve andare a vivere con lei. Il piccolo gruppo familiare di madre e figlia non avrebbe successo. Guasterebbe il nostro piccolo gruppo.
VIVIE: (cedendo all'incanto) Quale piccolo gruppo?
FRANK: I bimbi nel bosco: Vivie ed il piccolo Frank. (le passa il braccio intorno alla vita e si rannicchia vicino a lei come un bimbo stanco) Andiamo a farci ricoprire dalle foglie.
VIVIE: (cullandolo ritmicamente come una mamma) Addormentti profondamente, la mano nella mano, sotto gli alberi.
FRANK: La saggia bambina col suo sciocco ragazzino.
VIVIE: Il caro ragazzino con la bimba sgarbata.
FRANK: Tranquilli, tranquilli e liberati, il ragazzino della imbecillit di pap e la bambina della dubbiosa fama...
VIVIE: (soffocandogli in bocca, contro il seno, le parole) Ohsss! La bambina desidera dimenticarsi della mamma. (rimangono muti alcuni istanti, cullandosi. Poi Vivie si desta di soprassalto esclamando) Che paio di stupidi che siamo! Andiamo, sedetevi: Dio mio che capelli! (glieli liscia) Mi domando se tutte le persone adulte giocano cos bambinescamente, quando nessuno li osserva; non lo facevo mai quando ero piccina.
FRANK: Io neppure. Siete la compagna dei primi giochi. (le afferra la mano per baciarla. Con sua grande sorpresa vede Crofts che appare di dietro la siepe di bossolo) Oh! Accidenti!
VIVIE: Perch accidenti, carino?
FRANK: (sussurrando) Oh! Ecco quell'animale di Crofts. (si siede con aria disinvolta un po' pi lontano da lei).
VIVIE: Non lo trattate male Frank. Io desidero essergli cortese. Far piacere a mia madre. (Frank fa una smorfia).
CROFTS: Vorrei dirvi una parola, signorina.
VIVIE: Dite.
CROFTS: (a Frank) Scusatemi, Gardner. In chiesa vi aspettano, se non vi dispiace.
FRANK: (alzandosi) Tutto per compiacervi, Crofts, salvo la chiesa. Se avrete bisogno di qualche cosa, Vivie tirate il campanello del cancello ed un servo si presenter. (egli rientra in casa con indisturbata soavit).
CROFTS: (fissandolo con aria astuta e parlando a Vivie col tono che presuppone con lei rapporti privilegiati) Un ragazzo simpatico, signorina Vivie. Peccato che non abbia denaro? Non vi pare?
VIVIE: Credete?
CROFTS: Ebbene cosa pu fare? Non ha n occupazione n mezzi di fortuna. A che cosa  buono?
VIVIE: Vedo perfettamente i suoi svantaggi, sir Giorgio.
CROFTS: (un po' sgomento nel vedersi cos bene interpretato) Oh! non per questo. Ma gi che siamo in questo mondo ci siamo, e il denaro  il denaro. (Vivie tace) Una bella giornata, eh!
VIVIE: (velando appena il suo disprezzo per questo sforzo di conversazione) Molto bella.
CROFTS: (con bonariet brutale, come s'egli si compiacesse del suo coraggio) Ma non  questo che voleva dirvi. (assumendo un atteggiamento di franchezza) Ora ascoltatemi, signorina Vivie, so benissimo che non sono un damerino.
VIVIE: Davvero, sir Giorgio?
CROFTS: No, e, a dire la verit, non desidero neppure di esserlo. Ma quando dico una cosa la sento e quando provo un sentimento lo provo seriamente; e ci che apprezzo lo pago in contanti. Ecco quale uomo sono io.
VIVIE: Questo vi onora molto, indubbiamente.
CROFTS: Oh! Non intendo lodarmi... Ho le mie debolezze... nessuno lo sa meglio di me. So che non sono perfetto: questo  uno dei vantaggi dell'uomo maturo, perch non sono giovane e lo so. Ma il mio codice  semplice e lo credo buono. Onore fra uomo e uomo; fedelt fra uomo e donna; e nessuna ipocrisia a proposito di questa o di quella religione, ma una sincera fiducia nell'assioma: che alla fine dei fini tutte le cose progrediscono di bene in meglio.
VIVIE: (con ironia mordace) Una potenza che non  in noi e che agisce per il bene, non  cos?
CROFTS: (prendendola sul serio) Oh, certamente; non in noi s'intende. Voi mi avete capito. (egli le si siede accanto con l'aria di uno che ha trovato un'anima gemella) Questo per ci che riguarda il lato pratico. Voi forse supponete che io abbia sperperato il mio denaro, ma non  cos. Oggi sono pi ricco che quando ereditai il mio patrimonio. Ho profittato della mia esperienza del mondo, per collocare il mio denaro in maniere che altri hanno neglette; e comunque io possa essere giudicato da altri punti di vista, dal lato danaro sono un uomo solido.
VIVIE: Siete molto gentile dandomi tutte queste informazioni.
CROFTS: Eh! Via signorina, non  necessario fingere di ignorare il mio scopo; desidero sistemarmi con una lady Crofts. Vi sembro molto ordinario, nevvero?
VIVIE: Niente affatto. Vi sono grata di essere cos preciso e pratico. Apprezzo il valore della vostra offerta; il denaro, la posizione sociale, lady Crofts e tutto il resto. Ma credo che rifiuter. Preferisco di no. (si alza e va con passo lento vicino al quadrante per non essergli tanto vicino).
CROFTS: (punto scoraggiato, e approfittando del pi largo spazio lasciatogli sulla panca per stendervisi sopra a suo agio, come se alcuni rifiuti preliminari facessero parte inevitabile delle regole di corteggiamento) Io non ho premura. Desidero soltanto che lo sappiate nel caso che il giovine Gardner cercasse accalappiarvi. Lasciamo aperta la discussione...
VIVIE: (con fermezza) Il mio no  definitivo. N me ne pentir. (gli d un'occhiata risoluta. Egli sghignazza, si sporge avanti con i gomiti poggiati sulle ginocchia per toccare col bastone qualche disgraziato insetto sull'erba, e la guarda col suo fare astuto. Essa si muove impazientemente).
CROFTS: Ho venticinque anni pi di voi! Un quarto di secolo. Non vivr in eterno ed avr cura di lasciarvi ricca per quando non ci sar pi.
VIVIE: Anche questo argomento non mi persuade, sir Giorgio. Non vi pare che fareste meglio ad adattarvi alla mia risposta? Non c' la minima possibilit ch'io muti di avviso.
CROFTS: (alzandosi dopo aver tirato un'ultima bastonata ad una pratolina e cominciando a passeggiare su e gi) Ebbene non importa. Potrei dirvi alcune cose che vi farebbero cambiar d'opinione assai rapidamente, ma non ve le dir, perch preferisco conquistarmi il vostro affetto sincero. Sono stato un buon amico di vostra madre, domandatene a lei. Essa non avrebbe mai guadagnato il denaro che ha potuto spendere per la vostra educazione se non avesse avuti i miei consigli ed il mio aiuto, senza parlare del denaro che le prestai. Non sono molti gli uomini che l'avrebbero aiutata come ho fatto io. Non vi ho impiegato meno di quarantamila sterline dal principio fino ad oggi.
VIVIE: Intendete dirmi che eravate il socio capitalista di mia madre? (lo fissa meravigliata).
CROFTS: Gi. Ora riflettete quante noie e spiegazioni sarebbero risparmiate se ci decidessimo a tener tutta la faccenda in famiglia, per cos dire. Domandate a vostra madre se le piacerebbe dover spiegare tutti i suoi interessi ad un estraneo.
VIVIE: Non ne vedo la difficolt, giacch so che il commercio  liquidato e i fondi messi a frutto.
CROFTS: (fermandosi, stupito) Liquidato! Liquidare un commercio che negli anni peggiori rende il trentacinque per cento! Poco probabile davvero. Chi ve lo ha detto?
VIVIE: (impallidendo improvvisamente) Intendete dire che  ancora... (s'interrompe bruscamente e appoggia la mano al quadrante per non cadere, poi va rapidamente alla sedia di ferro e si siede) Di quale commercio parlate?
CROFTS: Ma in verit non sarebbe considerato un commercio molto distinto nel mio mondo: fra la nobilt campagnola, capite: e sar il nostro mondo se ripensate alla mia offerta. Non che vi sia qualche mistero: questo non dovete mettervelo in testa. Naturalmente il fatto che vostra madre vi partecipa, vi prova che tutto  onesto e corretto. Vi spiegher tutto, se volete. Non so se avete osservato, viaggiando, quanto sia difficile trovare un albergo veramente comodo...
VIVIE: (torcendo, nauseata, la testa) S, continuate.
CROFTS: Ebbene, questo , non altro. Vostra madre ha un vero talento per simili amministrazioni. Ne abbiamo due a Bruxelles, uno a Berlino, uno a Vienna e due a Budapest. Naturalmente non siamo i soli nell'Impresa, ma la maggior parte del capitale  nostro; e vostra madre  indispensabile come direttrice generale. Avrete osservato che viaggia molto. Ma vedete, non si pu parlare di queste cose nella buona societ. Appena pronunciata la parola albergo, tutti dicono che tenete un'osteria. Non vi piacerebbe che si dicesse ci di vostra madre, nevvero? Ecco perch siamo cos reticenti. A proposito serbatene il segreto. Dacch lo abbiamo tenuto per tanto tempo non c' ragione di romperlo ora...
VIVIE: Ed  questo il commercio al quale mi invitate ad associarmi con voi?
CROFTS: Oh! No. Mia moglie non sar seccata dagli affari. Non ci avrete parte maggiore di quella che ci avete sempre avuta.
VIVIE: Io ho sempre avuto! Cosa intendete dire?
CROFTS: Ma semplicemente che ne avete sempre vissuto. Ha fatto le spese della vostra educazione e dell'abito che indossate. Non disprezzate il commercio, signorina. Ove sarebbero i vostri campionati, il vostro Newham, senza di esso?
VIVIE: (alzandosi quasi fuori di s) Badate! Io so cos' questo commercio.
CROFTS: (sobbalzando, soffocando una bestemmia) Chi ve l'ha detto?
VIVIE: La vostra socia, mia madre.
CROFTS: (nero di rabbia) La vecchia... (Vivie gli lancia una rapida occhiata. Egli ringoia l'epiteto e rimane l bestemmiando fra i denti in un parossismo di rabbia bestiale. Poi cerca di toccare la corda della simpatia per lei e si rifugia in una esplosione di sdegno generoso) Avrebbe dovuto avere maggiore riguardo per voi. Io non ve lo avrei detto.
VIVIE: Credo che me lo avreste detto dopo che ci fossimo sposati: sarebbe stata una preziosa arma nelle vostre mani per domarmi.
CROFTS: (sinceramente) Non era affatto nelle mie intenzioni. Ve l'assicuro sulla mia parola d'onore. (Vivie lo guarda meravigliata. Il senso ironico della protesta le infonde energia. Risponde con sprezzante disinvoltura).
VIVIE: Non importa. Avrete gi capito che quando usciremo di qui, oggi, i nostri rapporti saranno finiti.
CROFTS: Perch? Perch ho aiutato vostra madre?
VIVIE: Mia madre era una donna poverissima, cui non rimaneva nessuna ragionevole possibilit di scegliere una via diversa da quella che ha preso. Voi eravate un ricco signore ed avete fatto la medesima cosa per l'interesse del trentacinque per cento. Mi pare che siate un volgare mascalzone. Ecco l'opinione che ho di voi.
CROFTS: (dopo averla squadrata, punto offeso e molto pi a suo agio su questa base di sincerit che con i primi rapporti di cortesia formale) Ah! Ah! Ah! Ah! Brava bambina, brava davvero. Sfogatevi pure. Non mi fa soffrire e vi diverte. Perch diavolo non dovrei impiegare il mio denaro a quel modo? Tiro un interesse dal mio capitale come fanno tutti. Non supporrete, spero, che io mi lordi le mie mani nella faccenda. Andiamo, non vi rifiutereste di conoscere il cugino di mia madre, il Duca di Balgraria, perch alcune delle pigioni che egli riscuote sono raggranellate in modi assai discutibili. Non negherete, credo, il saluto all'Arcivescovo di Canterbury, perch lascia affittare i beni ecclesiastici a pubblicani e peccatori. Vi ricordate della borsa di studio di Crofts a Newham? Ebbene fu istituita da mio fratello, il deputato. Egli ricava il venti per cento da una fabbrica dove sono impiegate seicento ragazze, nessuna delle quali guadagna tanto da vivere col solo lavoro. Come credete voi che facciano? Domandatene a vostra madre! E pretendereste che io rifiutassi il trentacinque per cento, mentre tutti gli altri, da gente sensata, intascano quanto pi possono sul loro capitale? Non sono tanto bestia. Se avete intenzione di sindacare e scegliere le vostre conoscenze in base a principii di morale farete bene ad abbandonare questo paese; a meno che non intendiate appartarvi da ogni gruppo di gente un po' per bene.
VIVIE: (colpita nella coscienza) Potreste anche farmi osservare che non ho mai domandato di dove proveniva il denaro che spendevo. Credo che non valgo pi di voi.
CROFTS: (molto tranquillizzato) Ma sicuro, ed  buona cosa. Dopo tutto, che male c'? (scherzando) Dunque, pensandoci bene, non mi credete poi tanto mascalzone, non  vero?
VIVIE: Ho diviso gli utili con voi e poco fa vi ho concesso la familiarit di sapere ci che penso di voi.
CROFTS: (serio ed amichevole) Precisamente! Vedrete che non sono poi una cattiva persona; non pretendo di essere intellettualmente un raffinato, ma non manco di cuore e di onesti sentimenti umani, e la vecchia stirpe dei Crofts si manifesta nell'odio istintivo che ho per tutto ci che  volgare, e son certo che in questo sarete d'accordo con me. Credetemi, signorina, il mondo non  tanto brutto quanto si pretende. Finch non vi mettete a sfidarlo apertamente il mondo non fa domande indiscrete, e non tarda a dare una buona lezione ai maleducati che inquisiscono. Non vi sono segreti tanto rispettati quanto i segreti che tutti indovinano. Nel mondo al quale io vi posso presentare non vi sar nessuno tanto indiscreto da discutere gli affari di vostra madre. Nessuno potrebbe offrirvi una posizione pi sicura.
VIVIE: (studiandolo con curiosit) Vi pare di esservi meravigliosamente affiatato con me.
CROFTS: (tranquillo) Ebbene, mi lusingo che mi consideriate meglio che non faceste in principio.
VIVIE: Adesso mi sembrate quasi degno della mia attenzione. (si alza e va verso il cancello dove si ferma per guardarlo e dirgli in tono dolce ma fermissimo) Quando penso alla Societ che vi tollera e alle leggi che vi proteggono; quando penso come sarebbero impotenti nove ragazze sopra dieci, capitando nelle vostre mani ed in quelle di mia madre, la donna innominabile ed il suo mezzano capitalista...
CROFTS: (livido) Siate dannata!
VIVIE:  superfluo augurarmelo. Mi sento gi tra i dannati. (essa alza il lucchetto del cancello per aprirlo. Egli la segue e posa pesantemente la mano sulla prima traversa per impedire che il cancello si apra).
CROFTS (ansante d'ira) Credete che tollerer quelle vostre parole? Strega maledetta!
VIVIE: (impassibile) Zitto. Qualcuno risponder al campanello. (senza ritirarsi d'un passo essa d un manrovescio al campanello che squilla violentemente. Crofts involontariamente balza indietro. Frank appare tosto sulla porta imbracciando il fucile).
FRANK: (con gaia cortesia) Debbo darvi il fucile, Vivie, o volete che faccia io?
VIVIE: Frank, avete ascoltato?
FRANK: Soltanto per sentir suonare il campanello, ve l'assicuro. Mi pare di essere stato assai perspicace nell'intuire il vostro carattere, Crofts.
CROFTS: Per uno spillo vi strapperei il fucile dalle mani e ve lo spezzerei sul capo.
FRANK: (prendendolo di mira) Vi prego di non tentare. Sono molto imprudente nel maneggiare le armi. Accadrebbe certamente una disgrazia fatale ed io ne avrei dai giurati tutt'al pi un rimprovero per la mia sbadataggine.
VIVIE: Posate il fucile, Frank.  superfluo.
FRANK: Avete ragione, Vivie,  molto pi adatto ad uno sportsman pigliarlo in trappola. (Crofts fa una mossa minacciosa per vendicarsi dell'insulto) Crofts, vi sono quindici cartucce nel tamburo ed io sono un tiratore emerito a questa distanza e con un bersaglio delle vostre dimensioni.
CROFTS: Oh, non temete, non vi toccher.
FRANK: Date le circostanze, siete generoso. Grazie!
CROFTS: Non vi dir che questo prima di andarmene e forse v'interesser, poich vi volete tanto bene. Permettetemi, signor Frank, di presentarvi alla vostra sorellastra, la figlia maggiore del Reverendo Samuele Gardner. Signorina Vivie il vostro fratellastro. Buon giorno. (esce dal cancello e s'incammina lungo la strada).
FRANK: (dopo un istante di sbalordimento alzando il fucile) Voi mi sarete testimone dinanzi al magistrato che si tratta proprio di una disgrazia, Viv... (prende di mira Crofts. Vivie afferra la bocca del fucile e se la appoggia al petto).
VIVIE: Tirate ora, potete?
FRANK: (abbandonando rapidamente il fucile dalla sua parte) Ferma! badate! (essa abbandona la canna del fucile che cade sull'erba) Oh che spavento avete fatto al vostro ragazzino! pensate se avesse scattato. Uff! (cade sul pancaccio sopraffatto dall'emozione).
VIVIE: E se avesse? Credete forse che non mi sarebbe stato un sollievo di sentirmi lacerare da un acuto dolore fisico?
FRANK: (carezzevole) Prendetela con calma, cara Vivie. Ricordatevi che se anche la paura del fucile fece dire la verit a quell'individuo, per la prima volta in vita sua, non fa che trasformarci per davvero nei bimbi nel bosco. (le tende le braccia) Venite a farvi coprire di nuovo dalle foglie.
VIVIE: (con gesto di disgusto) Oh! non questo, non questo. Mi fate salire i brividi.
FRANK: Ma che succede?
VIVIE: Addio! (va rapidamente al cancello).
FRANK: (scattando in piedi) Ol! Fermatevi! Viv! Viv! (essa arrivata al cancello si volta) Dove andate? Dove vi potremo trovare?
VIVIE: Allo studio di Onoria Fraser, 67 Chancery Lane: per tutto il resto della mia vita. (s'allontana rapidamente nella direzione opposta a quella presa da Crofts).
FRANK: Ma sentite: un momento: perdinci! (egli le corre dietro).
...
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CALA LA TELA.
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ATTO QUARTO.
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Lo studio di Onoria Fraser a Chancery Lane, all'ultimo piano di New Stone Buildings. Una porta di cristallo, le mura dipinte a olio, la luce elettrica ed una stufa brevettata.  il pomeriggio di sabato. Dalla finestra si vedono i comignoli di Lincoln's Inn ed oltre il cielo di ponente. In mezzo della stanza vi  una scrivania per due persone, sopra una scatola di sigari, il porta cenere ed una lampada elettrica, mobile. Tutto ci quasi sepolto fra mucchi di carte e di libri. La scrivania ha il vano in mezzo e sedie dalle parti, e nella stanza regna un grande disordine. La scrivania del commesso, chiusa e ordinata, con dinanzi lo sgabello alto  collocata contro la parete, vicina ad una porta di comunicazione con le stanze intente. Nella parete opposta s'apre la porta che d sul corridoio. La parte superiore  di vetro opaco con all'esterno, in lettere nere le parole "Fraser e Warren". Un paravento di panno verde nasconde l'angolo fra la porta e la finestra. Frank, in un elegante abito sportivo chiaro, col bastone, i guanti, ed il feltro bianco nelle mani passeggia su e gi per lo studio. Qualcuno cerca di aprire la porta con una chiave.
FRANK: Entrate. Non  chiuso a chiave. (Vivie entra, porta il cappello ed indossa una giacchetta. Si ferma e lo guarda).
VIVIE: (severa) Cosa fate qua?
FRANK: Vi aspettavo. Sono stato qui delle ore.  cos che badate agli affari? (posa la mazza ed il cappello sulla tavola e con un salto si siede sullo sgabellone del commesso guardandola con l'aria di essere di nuovo molto irrequieto, seccante e ciarliero).
VIVIE: Sono stata fuori precisamente venti minuti per prendere una tazza di t. (si toglie la giacca e il cappello e li attacca dietro il paravento) Come avete fatto ad entrare?
FRANK: Il commesso non era andato via quando io sono entrato.  andato a giocare a cricket a Primrose Hill. Perch non impiegate una donna, in modo da aiutare il vostro sesso?
VIVIE: Perch siete venuto?
FRANK: (balzando gi dallo sgabello e avvicinandosi a lei) Viv, andiamo a goderci la mezza festa di sabato come il commesso. Che ne dite di una gita a Richmond, e poi al Caff Chantant ed una cena allegra?
VIVIE: Non posso concedermela. Prima d'andare a letto avr lavorato altre sei ore.
FRANK: Non possiamo pagarcelo, dite? Ahaaa! Guardate un po'! (leva di tasca una manata di sterline e le fa tintinnare) Oro! Viv, oro!
VIVIE: Dove lo avete guadagnato?
FRANK: Al giuoco, Viv, al giuoco. Al poker.
VIVIE: Puah!  pi indegno che rubarlo. No, io non verr. (si siede alla tavola per lavorare con le spalle volte alla porta vetrata e comincia a sfogliare le carte).
FRANK: (protestando piagnucolosamente) Ma, cara Viv, vorrei parlarvi molto seriamente.
VIVIE: Va bene. Sedetevi al posto d'Onoria e parlate. Mi piace conversare dieci minuti dopo il t. (egli mormora)  inutile gemere. Sono inesorabile. (egli si siede sconsolato nella sedia in faccia a lei) Passatemi quella scatola di sigarette, per piacere.
FRANK: (porgendole la scatola) Brutta abitudine per una donna. Gli uomini per bene non lo fanno pi.
VIVIE: Gi, essi protestano contro l'odore nell'ufficio ed abbiamo dovuto adattarci alle sigarette. Vedete! (apre la scatola e prende una sigaretta che accende. Gliene offre una con una smorfia, egli accenna di no. Essa si adagia comodamente nella sedia e fuma) Avanti!
FRANK: Ebbene, desidero sapere cosa avete fatto, quali decisioni avete preso.
VIVIE: Ho deciso tutto venti minuti dopo il mio arrivo. Onoria ha constatato quest'anno che il lavoro  troppo per lei; e stava per scrivermi di venire e di associarmi a lei quando io entrai annunciandole che non avevo un soldo, cos presi il mio posto qui e la mandai in vacanza per una quindicina di giorni. Cosa  successo a Halsmere dopo la mia partenza?
FRANK: Nulla. Io dissi che eravate andata in citt per affari urgenti.
VIVIE: Ebbene?
FRANK: Ebbene rimasero tutti troppo stupiti per poter dire qualche cosa e Crofts aveva gi avvertito vostra madre. Comunque, lei non disse nulla, Crofts neppure; e Praddy si limit a guardarli sorpreso. Dopo il t si alzarono e se ne andarono, poi non li ho pi visti.
VIVIE: (accennando placidamente col capo con l'occhio fisso alla spira di fumo) Cos va bene.
FRANK: (guardandosi intorno con aria di scontento) Intendete rimanere in questo maledetto ufficio?
VIVIE: (lanciando in aria un anello di fumo e sedendosi diritta) S. Questi ultimi due giorni mi hanno ridata la mia forza e la fiducia in me. Non mi prender mai pi una vacanza in vita mia.
FRANK: (con una smorfia) Hip! Avete l'aria proprio felice... e dura come un chiodo.
VIVIE: (cupa)  bene per me che sia cos.
FRANK: (alzandosi) Guardate un po', Viv, noi dobbiamo spiegarci francamente. Ci siamo separati l'altro giorno sotto una impressione del tutto falsa.
VIVIE: (posando la sigaretta) Ebbene, dissipatela, Frank.
FRANK: Vi ricordate di quanto disse Crofts?
VIVIE: S.
FRANK: Quella rivelazione doveva produrre una trasformazione completa nei nostri sentimenti l'uno per l'altro. Ci faceva fratello e sorella.
VIVIE: S.
FRANK: Avete mai avuto un fratello?
VIVIE: No.
FRANK: Allora non sapete cosa sia sentimento fraterno. Ora io ho molte sorelle, Bessie, Giorgina e le altre. Il sentimento fraterno mi  ben noto e vi assicuro che il mio sentimento per voi  assolutamente diverso. Le ragazze vanno per conto loro, io vado per conto mio. Questo significa essere fratello e sorella. Ma quanto a voi non so darmi pace se passa una settimana senza che vi veda. Questo non  essere fratello e sorella.  precisamente ci che sentivo un'ora prima che Crofts facesse la sua rivelazione. In breve, cara Viv,  il giovine sogno dell'amore.
VIVIE: (mordace) Lo stesso sentimento, Frank, che condusse vostro padre ai piedi di mia madre.  cos?
FRANK: (sdegnato) Protesto energicamente, Viv, sentendo i miei sentimenti paragonati a quelli che il Reverendo Samuele  capace di provare; e pi ancora protesto contro ogni paragone fra voi e vostra madre. Eppoi non credo a quella storia. Ne ho parlato a mio padre e ho ottenuto una dichiarazione che equivale ad un formale diniego.
VIVIE: Cosa ha detto?
FRANK: Ha detto che era certo che vi doveva essere errore.
VIVIE: Gli credete?
FRANK: Sono pronto a credere alla sua parola contro quella di Crofts.
VIVIE: E allora che cosa  successo? Intendo nella vostra immaginazione perch nella vostra coscienza, naturalmente non  successo niente.
FRANK: (scuotendo la testa) Per me, niente.
VIVIE: Nemmeno per me.
FRANK: (guardandola sorpreso) Ma questo mi sorprende davvero! Credevo che i nostri rapporti fossero mutati nella vostra immaginazione e coscienza, come voi dite, dal momento che quelle parole uscirono dalle labbra di quel bruto.
VIVIE: No, non  questo. Non gli ho creduto, vorrei potergli credere.
FRANK: Come?
VIVIE: Mi pare che i rapporti tra fratello e sorella, sarebbero proprio ci che andrebbe bene per noi.
FRANK: Dite sul serio?
VIVIE: S, sono i soli rapporti che mi piacciono, anche se fossimo in una posizione che ci permettesse di pensare ad altro. Lo dico sul serio.
FRANK: (aggrottando le sopracciglia come uno cui una nuova luce  balenata, e parlando con vera effusione di sentimenti cavallereschi) Mia cara Viv, perch non me lo diceste prima? Sono dolentissimo di avervi tormentato. Capisco, naturalmente.
VIVIE: (curiosa) Cos'avete capito?
FRANK: Oh non sono uno stolto nel senso comune della parola; ma bene nel senso biblico di chi fa tutte le cose che gli uomini saggi dichiarano di essere follie dopo di averle essi stessi sperimentate pienamente. Vedo che non sono pi il ragazzino di Vivina, almeno fin tanto che non vi sarete stancata del nuovo ragazzino, chiunque esso sia.
VIVIE: Il mio nuovo ragazzino?
FRANK: (affermando) Ci deve essere un nuovo ragazzino. Accade sempre cos. Anzi non accade mai altrimenti.
VIVIE: Nessuno che conoscete, almeno. Fortunatamente per voi. (bussano di fuori alla porta).
FRANK: Sia maledetto questo visitatore: chiunque esso sia.
VIVIE:  Praed. Parte per l'Italia e voleva salutarmi. Gli ho detto di venire oggi. Apritegli.
FRANK: Continueremo la nostra conversazione quando se ne sar andato. Io rimarr dopo di lui. (va alla porta e l'apre) Come va Praddy? Lietissimo di vedervi. (Praed entra, vestito da viaggio, molto allegro, eccitato dall'idea del viaggio che intraprende).
PRAED: Come state, signorina? (essa gli stringe cordialmente la mano, quantunque un certo sentimentalismo che spunta dal buon umore di lui la urti) Parto fra un'ora dalla stazione di Holborne. Vorrei potervi persuadere di venire in Italia.
VIVIE: Perch?
PRAED: Ma per saturarvi di bellezza e di poesia, s'intende. (Vivie rabbrividendo gira la sua sedia verso la tavola come se il lavoro che ivi l'attende le fosse consolazione e sostegno. Praed le siede di faccia. Frank porta una sedia dietro Vivie e vi si adagia pigramente, parlandole di sopra le spalle).
FRANK:  inutile parlare Praddy. Vivie  una piccola Filistina.  insensibile alla mia poesia, e indifferente alla mia bellezza.
VIVIE: Signor Praed, ve lo ripeto una volta per tutte. Nella vita, per me, non c' n bellezza, n poesia. La vita  quella che  ed io sono pronta ad accettarla com'.
PRAED: (entusiasta) Non direste cos se veniste a Verona e poi a Venezia. Piangereste dalla gioia a vivere in un mondo cos bello.
FRANK: Questa  vera eloquenza, Praddy, continuate.
PRAED: Oh! vi assicuro che ho pianto; pianger di nuovo, spero, a cinquant'anni. Alla vostra et, signorina, non ci sarebbe neppur bisogno di spingersi fino a Verona. Il vostro spirito si esalterebbe soltanto nel vedere Ostenda. Rimarreste incantata dalla gioia, dalla vivacit, dall'aspetto gaio di Bruxelles. (Vivie ha una mossa d'orrore) Che c'?
FRANK: Oh! Viv!
VIVIE: (a Praed con accento di profondo rimprovero) Non vi riesce trovare un esempio migliore, per parlarmi di bellezza e di poesia che Bruxelles?
PRAED: (perplesso) Certamente  ben diverso da Vienna. Non pretendo neppur per un istante che...
VIVIE: (amaramente) Probabilmente la bellezza e la poesia sono la stessa cosa nell'una e nell'altra citt.
PRAED: (completamente smontato e con aria preoccupata) Mia cara signorina, io... (guarda con aria interrogativa Frank)  accaduto qualche cosa?
FRANK: Il vostro entusiasmo, Praddy, le pare troppo frivolo. Lei si sente chiamata a cose molte serie.
VIVIE: (aspra) Frank, state zitto! Non fate lo sciocco.
FRANK: (calmo) Vi pare che questa sia educazione, Praed?
PRAED: (premuroso e pieno di riguardi) Volete che lo porti via, signorina. Sono certo che vi abbiamo disturbata nel lavoro (si alza).
VIVIE: Sedetevi. Non mi sento ancora disposta a rimettermi a lavorare. Voi pensate che io abbia un attacco di nervi. Nient'affatto. Ma vi sono due argomenti dei quali desidero non sentir pi parlare, se non vi dispiace. Uno (volgendosi a Frank)  il giovine sogno dell'amore, sotto ogni e qualsiasi forma; l'altro (a Praed)  la poesia e la bellezza della vita, sopratutto come si manifesta a Bruxelles. Siete liberissimi di tenervi le illusioni che ancora vi rimangono su questi argomenti, io non ne ho. Se noi tre dobbiamo rimanere amici dovete considerarmi soltanto come una donna d'affari, (a Praed) permanentemente prosaica.
FRANK: Io pure rimarr permanentemente scapolo, finch non abbiate mutato di parere. Praddy, cambiamo discorso. Sfogate la vostra eloquenza su qualche altro argomento.
PRAED: (dubbioso) Temo che non vi sia nessun altro argomento del quale io possa parlare. Il Vangelo dell'arte  il solo che so predicare. So che la signorina  discepola del Vangelo del successo; ma non possiamo discuterne senza offendere la vostra sensibilit, Frank, visto che siete deciso a non aver successo in niente.
FRANK: Oh! non vi occupate della mia sensibilit. Datemi dei buoni consigli. Provatevi un'altra volta a far di me un uomo che sappia farsi strada, Viv. Andiamo: sentiamo quali sono i requisiti. L'energia, la previdenza, l'economia, il rispetto di se stessi, il carattere. Voi detestate le persone senza carattere, non  vero?
VIVIE: (fremendo) Oh! smettete, smettete; non voglio pi saperne di quelle orribili ipocrisie. Signor Praed, se non ci fossero veramente che quei due vangeli nel mondo, meglio sarebbe ammazzarsi perch sono entrambi contaminati dello stesso veleno, da cima a fondo.
FRANK: (scrutandola curiosamente) Oggi c' in voi una nota di poesia che vi mancava, Viv.
PRAED: (protestando) Non vi pare di essere troppo duro, mio caro Frank?
VIVIE: (con durezza verso di s) No, mi fa bene. M'impedisce di diventare sentimentale.
FRANK: (scherzando) Frena la vostra tendenza naturale al sentimentalismo, non  vero?
VIVIE: (quasi fuori di s) S, s, proseguite, non risparmiatemi. Sono stata sentimentale per un istante nella mia vita, fui deliziosamente sentimentale, al chiaro di luna, ed ora...
FRANK: (rapidamente) Badate, Viv, non vi tradite.
VIVIE: Oh! ma vi pare che il signor Praed non sappia tutto di mia madre? (volgendosi a Praed) Avreste fatto meglio a dirmelo quel giorno. Siete molto antiquato colle vostre delicatezze, dopo tutto.
PRAED: Ma non vi pare che siete antiquata voi piuttosto, coi vostri pregiudizi, signorina? Mi sento in dovere di dirvi, parlando all'artista, persuaso che le pi intime relazioni umane sono molto al di l e oltre lo scopo della legge, che quantunque io sappia che vostra madre non fu mai maritata non per questo la rispetto meno; anzi, di pi.
FRANK: (leggermente) Bravo! bravo!
VIVIE: (fissando Praed) Questo  tutto quello che sapete?
PRAED: Certamente  tutto.
VIVIE: Allora voi due non sapete nulla, n l'uno, n l'altro. Le vostre supposizioni sono quanto vi pu essere di pi innocente, paragonato alla verit.
PRAED: (sorpreso ed indignato, facendo uno sforzo per rimanere cortese) Spero di no (con maggiore enfasi) Spero di no, signorina Warren (l'espressione di Frank dimostra che egli non partecipa della incredulit di Praed. Vivie ha una esclamazione d'impazienza. Lo spirito cavalleresco di Praed illanguidisce di fronte alla loro convinzione. Egli aggiunge lentamente) Se vi  di peggio, vi pare di far bene a dirmelo?
VIVIE: Sono certa che se ne avessi il coraggio dovrei dedicare tutta la mia vita a proclamarlo a tutti, a stamparne il marchio su loro fintanto che essi non sentissero la loro responsabilit di tale vergogna ed orrore quanto io ne sento la mia. Non c' niente che io disprezzi di pi della perversa convenzione che protegge simili cose vietando ad una donna di parlarne. Eppure non ve lo posso dire! L'infame parola che indica quello che fa mia madre, mi suona agli orecchi, e lotta per salirmi alle labbra, ma non posso pronunciarla, il mio istinto  pi forte di me. (essa si copre la faccia con le mani. I due uomini stupiti, si guardano l'un l'altro, poi guardano lei. Essa alza di nuovo la testa e con un gesto disperato prende un foglio di carta ed una penna) Qua voglio sottoporvi un progetto.
FRANK: Oh! ma questa  una pazzia. Andiamo calmatevi.
VIVIE: Vedrete (scrive) "Capitale versato: non meno di quarantamila lire sterline a nome di Sir Giorgio Crofts, Baronetto, principale azionista". Cosa viene dopo? Me ne son dimenticata... Ah! s! "Sedi a Bruxelles, Berlino, Vienna e Budapest! Amministratrice e Direttrice la signora Warren" ed ora non bisogna dimenticare la sua qualit. Quella parola. L. (essa spinge verso di loro la carta) Oh! no, non leggete; non leggete. (Essa la riafferra e la strappa, poi si prende la testa fra le mani e nasconde la faccia su la tavola. Frank che ha letto mentre scriveva, guardando di sopra le sue spalle, spalanca gli occhi, toglie di tasca un biglietto di visita, vi scrive sopra una parola e porge in silenzio il biglietto a Praed che lo guarda stupito e sgomento. Allora Frank si piega su Vivie con atto di pentimento).
FRANK: (sussurrando, teneramente) Viv, cara, va bene. Ho letto quello che avete scritto e Praddy anche. Abbiamo capito e rimaniamo, come siamo ora, sempre devoti a voi.
PRAED: S, veramente, signorina Vivie. Siete la donna pi coraggiosa che io abbia conosciuto. (questo complimento romantico rid forza a Vivie. Essa se ne libera con un atto d'impazienza e si sforza a stare in piedi bench si appoggi alla tavola).
FRANK: Non vi movete Viv, se non vi sentite. Siate calma.
VIVIE: Grazie. Io son sempre calma, io ho due prerogative: quella di non piangere e quella di non svenire. (fa qualche passo verso la stanza interna e si ferma vicino a Praed per dirgli) Mi ci vorr molto pi coraggio quando dovr dire a mia madre che siamo giunte al bivio ove bisogna separarci. Ora, scusatemi, vado un momento di l per rimettermi.
PRAED: Volete che ce ne andiamo?
VIVIE: No, torner fra un momento. Un momento solo. (va nell'altra stanza. Praed le apre la porta).
PRAED: Che rivelazione incredibile! Chi avrebbe mai supposto che quel Crofts!...
FRANK: Quanto a lui non mi sorprende... Finalmente tutto in lui si spiega. Ma che colpo per me? Praddy. Non la posso pi sposare.
PRAED: (severo) Frank? (i due si guardano: Frank imperturbato, Praed profondamente indignato) Permettete ch'io vi dica Gardner, che se l'abbandonaste a se stessa agireste in modo spregevole.
FRANK: Bravo Praddy! Sempre cavalleresco! Ma vi sbagliate: non  per il lato morale della questione;  per il lato finanziario. Adesso io non saprei indurmi a toccare il denaro della vecchia.
PRAED: Ed era su quello che contavate per sposarvi?
FRANK: Come no? io non ho sostanze, n ho la minima capacit per farne. Se ora sposassi Viv, adesso, sarebbe costretta a mantenermi e le costerei pi di quello che valgo.
PRAED: Ma  impossibile che un ragazzo intelligente e sveglio quanto voi non sappia mettere a profitto la propria intelligenza.
FRANK: Oh! s qualche piccola cosa so fare (tira fuori di nuovo il suo denaro) Questo l'ho fatto ieri; in un'ora e mezzo. Ma in un'industria speculativa in sommo grado. No, mio caro Praddy, anche se Jessie e Giorgina sposassero dei milionari e se pap morisse diseredandole, io non avrei altra rendita che cento sterline l'anno. Ed egli non morr prima d'ottant'anni; non  abbastanza originale. Io non avr che una magra pensione durante i futuri venti anni. Non ci deve essere una magra pensione per Vivie, se io posso impedirlo. Io mi ritiro in buon ordine e lascio il campo libero alla giovent dorata d'Inghilterra. Cos tutto  deciso. Io non le creer ostacoli a questo proposito. Dopo che saremo partiti le mander un bigliettino. Essa capir.
PRAED: (afferrandogli la mano) Siete un bravo ragazzo, Frank. Vi chiedo scusa sinceramente. Ma non volete mai pi rivederla?
FRANK: Mai pi rivederla! Diamine; siate ragionevole. Verr il pi sovente possibile e sar per lei un fratello. Non mi riesce di capire le ridicole conseguenze che voialtri romantici vi aspettate sempre dalle circostanze;  la cosa pi semplice e meno romantica. (bussano alla porta di fuori) Chi sar? Vi dispiacerebbe aprire la porta? Se fosse un cliente, sar cosa pi rispettosa che se mi presentassi io.
PRAED: Certamente (va alla porta e l'apre. Frank si siede nella sedia di Vivie per scrivere un biglietto) Mia cara Kitty; venite, venite! (Entra la signora Warren, essa guarda intorno con aria paurosa, temendo Vivie. Ha fatto del suo meglio per darsi l'aria dignitosa di una matrona. Il cappello vistoso  sostituito da un cappellino modesto; e la camicetta gaia  coperta da un ricco mantello di seta nera. Essa  compassionevolmente preoccupata e impacciata, evidentemente dominata dal terror panico).
WARREN: (a Frank) Come! Voi qui?
FRANK: (voltandosi sulla sedia e smettendo di scrivere, ma senza alzarsi) Qui, e felice di vedervi. Venite come un raggio di primavera.
WARREN: Oh! smettetela con le vostre sciocchezze, (a bassa voce) Dov' Vivie?
FRANK: (indica con un cenno della testa la porta, ma senza dir verbo).
WARREN: (sedendosi, improvvisamente e quasi piangendo) Praddy, credete che non mi vorr vedere?
PRAED: Mia cara Kitty, non v'addolorate. Perch dovrebbe non volervi vedere?
WARREN: Oh! voi non vedete mai il perch, no. Siete troppo gentile. Signor Frank: ha detto qualche cosa a voi?
FRANK: (ripiegando il biglietto che ha scritto) Non pu fare a meno di vedervi se (con molta enfasi) rimarrete finch ritorna...
WARREN: (impaurita) Perch non dovrei aspettare (Frank la guarda curioso: posa il suo biglietto sul calamaio in modo che la prima volta che Vivie vorr intingervi la penna dovr vederlo; poi si alza e dedica tutta la sua attenzione a lei).
FRANK: Mia cara signora Warren. Supponete di essere un passerotto; un passerotto quanto mai piccolo e grazioso che va saltellando sulla strada, e che vedeste arrivare verso di voi una locomotiva; aspettereste che vi fosse addosso?
WARREN: Oh! non seccatemi con i vostri passerotti. Perch lei  fuggita a quel modo da Haselmere?
FRANK: Temo che essa ve lo dir, se aspettate che torni.
WARREN: Desiderate che io vada via?
FRANK: No: desidero sempre che restiate. Ma vi consiglio d'andarvene.
WARREN: Come! E non vederla mai pi?
FRANK: Precisamente.
WARREN: (piangendo di nuovo) Praddy non gli permettete d'essere cos crudele con me. (frena rapidamente le sue lacrime e si asciuga gli occhi)  capace di arrabbiarsi se vede che ho pianto.
FRANK: (Con una nota di sincera piet nella sua spensierata tenerezza) Sapete che Praddy  l'anima della bont, signora Warren? Praddy che ne dite voi? Andare o rimanere?
PRAED: (alla signora Warren) Sarei dispiacentissimo di dovervi dare un inutile dolore, ma credo che fareste bene a non aspettare. La verit  (si sente Vivie alla porta interna).
FRANK: Sssss! Troppo tardi! eccola!
WARREN: Non le dite che piangevo. (Vivie entra. Si ferma gravemente quando ode la signora Warren, la quale la saluta con forzata allegria) Dunque, carina. Eccoci qua, finalmente.
VIVIE: Avete fatto bene a venire. Desidero parlarvi. Frank, non mi avete detto che ve ne andavate?
FRANK: Difatti. (alla signora Warren) Volete venire con me, signora? Che ne direste di una escursione a Richmond? e di una visita al teatro questa sera? A Richmond siatene certa, non ci sono locomotive!
VIVIE: Sciocchezze, Frank. Mia madre rimane qua.
WARREN: (spaurita) Non saprei: forse farei meglio se me ne andassi. Disturbiamo il tuo lavoro.
VIVIE: (con tranquilla risoluzione) Signor Praed, vi prego, conducete via Frank. Sedetevi, mamma. (la signora Warren obbedisce dominata).
PRAED: Andiamo, Frank, Addio, signorina Vivie.
VIVIE: (stringendogli la mano) Addio. Buon viaggio.
PRAED: Grazie. Grazie. Lo spero.
FRANK: (alla signora Warren) Addio. Avreste fatto meglio a seguire il mio consiglio. (le d la mano; poi con tono leggero a Vivie) Addio, Vivie.
VIVIE: Addio. (Egli esce allegramente senza darle la mano. Vivie calma e seria siede al posto di Onoria ed aspetta che sua madre parli. La signora Warren temendo il silenzio si affretta a cominciare).
WARREN: Dunque, Vivie, perch te ne sei andata a quel modo senza dirmi una parola? Come hai potuto fare? E che cosa hai fatto a quel povero sir Giorgio? Gli ho chiesto di accompagnarmi ed egli si  scusato di non potere. Mi sono accorta che egli ha proprio paura di te. Figurati che voleva dissuadermi dal venire. Come se (tremando) io dovessi aver paura di te, figliola mia. (Vivie si fa sempre pi seria) Naturalmente io gli dissi che fra noi tutto era stato chiarito e che eravamo nei migliori termini. (Vivie che non resiste pi, scatta) Vivie: cosa significa questo? (leva una carta da una busta, va alla tavola e la porge a Vivie) L'ho avuto stamane dalla Banca.
VIVIE:  il mio mensile. Me lo spedirono come al solito, l'altro giorno e io lo rimandai perch ve lo accreditassero, e me ne feci mandare la ricevuta. D'ora innanzi mi manterr da me.
WARREN: (non osando capire) Non ti basta? Perch non me l'hai detto? (con un lampo d'astuzia nello sguardo) Lo raddoppier: avevo intenzione di raddoppiarlo. Dimmi quanto vuoi?
VIVIE: Sapete benissimo che la quistione non sta qui... D'ora in poi io andr per la mia strada, nella mia professione, con i miei amici; voi per la vostra. Addio. (si alza).
WARREN: (sgomenta) Addio?
VIVIE: S, addio. Non  il caso di fare una scenata inutile: voi mi avete capito benissimo; sir Giorgio Crofts mi ha spiegato tutto l'affare.
WARREN: (adirata) Stupido vecchio! (ingoia un epiteto e impallidisce per il pericolo corso di pronunciarlo) Bisognerebbe tagliargli la lingua. Ma io ti avevo spiegato tutto: e non te n'importava.
VIVE: (risoluta) Scusatemi; m'importa molto. Mi avete detto perch  accaduto. Ma ci non muta niente.
(La signora Warren rimane un istante senza sapere che dire, guardando sconsolatamente Vivie, che aspetta, immobile come una statua, nella speranza che la lotta sia finita).
WARREN: (l'espressione furba torna sulla sua faccia; si piega su la tavola, scaltra ed insistente, parlando a bassa voce) Vivie, sai quanto sono ricca?
VIVIE: Non dubito che possiate essere ricchissima.
WARREN: Ma tu non sai cosa vuol dire, sei troppo giovane. Vuol dire un abito nuovo tutti i giorni. Vuol dire teatro e balli tutte le sere: vuol dire avere la fine-fleur degli uomini d'Europa ai tuoi piedi; vuol dire una bella casa e molta servit; vuol dire cibi e vini prelibati; vuol dire tutto quello che ti piace, tutto quello che desideri, tutto quello che sogni. E che cosa sarai se rimani qua? Una povera bestia da soma, che fatica dalla mattina alla sera per un misero boccone e due abiti di poco prezzo ogni anno. Pensaci bene. (con tono carezzevole) Ti ripugna, lo so. Capisco i tuoi sentimenti e trovo che ti fanno onore; ma credimi, nessuno ti biasimer, puoi fidarti su la mia parola. So come sono le ragazze e so che pensandoci bene ti ricrederai.
VIVIE: Ah! dunque  cos che si fa? Dovete aver dette queste ragioni a molte altre donne, per avere questo fervorino su la punta della lingua.
WARREN: Che male c'? (Vivie si scosta con gesto sprezzante. La signora Warren la segue disperata) Vivie, ascoltami: tu non capisci. Ti hanno insegnato cose false in proposito. Tu ignori cosa sia il mondo.
VIVIE: (soffermandosi) Mi hanno insegnato cose false in proposito? Cosa vuoi dire?
WARREN: Voglio dire che tu stai per voltare le spalle alla fortuna; e per niente. Tu credi che le cose siano come alla scuola e all'Universit te le hanno insegnate. Ma non lo sono. La moralit  una finzione ipocrita per tenere soggetta la gente ordinaria, vile e servile. Desideri accorgertene quando avrai quarant'anni, come fanno tante altre donne, quando sarai rovinata ed avrai perdute tutte le occasioni? O non vuoi piuttosto impararlo dalla bocca di tua madre che ti ama e ti giura che questa  la verit, la verit vera? (assumendo un tono arrogante) Vivie, la gente elevata, la gente intelligente, la gente abile lo sa. Fanno come facevo io, e pensano come me. Ne conosco un'infinit. Li conosco abbastanza per parlare con loro, per presentarti, per farne degli amici tuoi. Non desidero nulla di male; ecco quello che tu non capisci. Ti hanno riempito il cervello d'idee false a mio riguardo. Quand' che costoro mi hanno incontrata, mi hanno parlato, od hanno permesso a qualcuno di parlare a loro di me? Stupidi! Avrebbero essi fatto qualche cosa per te se io non li avessi pagati? Non ti ho forse detto che desidero che tu meni una vita onesta? E come potrai farlo senza danaro e senza la mia influenza e le amicizie di Lisetta? Non vedi che voltandomi le spalle non solo mi spezzi il cuore, ma ti tagli la gola?
VIVIE: Riconosco in codeste parole la filosofia della vita di Crofts. Me la espose lui stesso, l'altro giorno, dai Gardner.
WARREN: Tu supporrai che io voglia costringerti ad accettare quel vecchio sbornione? Non ci penso neppure, in parola!
VIVIE: Il vostro volere non mi importerebbe affatto. Non riuscireste. (la signora Warren  profondamente ferita di questa prova d'indifferenza per le sue oneste intenzioni. Vivie insensibile a ci prosegue tranquillamente) Madre, voi non mi conoscete. Crofts non mi urta n pi n meno di qualsiasi altra persona volgare della sua classe. Anzi, a dire la verit, egli mi ispira una certa ammirazione pel fatto che  abbastanza spregiudicato per divertirsi a modo suo e guadagnare molto denaro, invece di vivere la solita vita di sport, di caccia, di societ, di moda e d'ozio come i suoi pari. E sono persuasa che se mi fossi trovata nelle stesse condizioni e circostanze della zia Lisetta avrei fatto come fece lei. Non credo di avere pi pregiudizi o di avere le idee pi meschine di voialtre; credo anzi il contrario. Sono certamente meno sentimentale. So benissimo che la morale convenzionale  tutta una finzione, e che se accettassi il vostro denaro e passassi il resto della mia vita a spenderlo facendo la vita elegante, potrei anche essere viziosa e indegna senza che nessuno potesse permettersi di censurarmi. Ma non desidero essere indegna. Non mi darebbe punta soddisfazione il farmi trascinare in carrozza a fare la reclame alla mia sarta o al costruttore delle mie vetture, o annoiarmi all'opera per mettere in mostra una vetrina di diamanti.
WARREN: (confusa) Ma...
VIVIE: Un momento: non ho finito. Ditemi perch continuate la vostra azienda ora che siete ricca ed indipendente? Mi diceste che vostra sorella ha abbandonato tutto ci: perch non fate altrettanto?
WARREN: Oh! per Lisetta  stata una cosa semplicissima. A lei piace la buona societ ed ha le maniere da signora. Mi vedi tu in un centro ecclesiastico di provincia? Ma perfino le cornacchie sugli alberi scoprirebbero chi sono, anche se ne potessi sopportare la monotonia. Io ho bisogno di lavoro e di movimento, altrimenti mi ammalo. E quale altro lavoro potrei fare? Quello che faccio mi conviene; sono atta a questo e non ad altro. Se non lo facessi io, lo farebbe qualche altra. Dunque non faccio nessun male. E poi mi frutta denaro e mi piace guadagnare.  inutile; non saprei abbandonarlo, (pausa) per nessuno. Ma a te che deve importare? Io non ne parler mai e terr lontano Crofts. Ti dar poca noia: capisci; tanto debbo correre continuamente da un luogo all'altro, e alla mia morte sarai completamente libera di me.
VIVIE: No; sono figlia di mia madre. Vi assomiglio; io pure debbo lavorare, debbo guadagnare pi di quanto spendo. Ma il mio lavoro non  il vostro, n la mia  la vostra strada. Bisogna dividerci. Non ci sar tanto da soffrire. Invece d'incontrarci per pochi mesi nel corso d'una ventina d'anni, non ci vedremo pi, ecco tutto.
WARREN: (con la voce soffocata dai singhiozzi) Vivie, la mia intenzione era di rimanere pi lungo tempo con te, te l'assicuro.
VIVIE:  inutile mamma, io non son di quelle che si lascino smuovere dalle lacrime o dalle preghiere a buon mercato... e voi lo stesso.
WARREN: (disperata) Ah! tu chiami a buon mercato le lagrime di una madre?
VIVIE: Non vi costano nulla, e mi chiedete di darvi in cambio di esse la pace e la tranquillit di tutta la mia vita. A che vi servirebbe la mia compagnia anche se l'aveste? Che c' di comune fra noi da renderci felici l'essere insieme?
WARREN: (abbandonandosi all'accento volgare che le  naturale) Siamo madre e figlia. Io voglio mia figlia. Tu sei mia di diritto. Chi avr cura di me nella vecchiaia? Molte ragazze si sono affezionate a me come figlie ed hanno pianto quando mi lasciavano; ma le ho lasciate partire perch contavo su te. Sono rimasta sola per te. Non hai il diritto di ribellarti a me e di rifiutarti a compiere il tuo dovere di figlia.
VIVIE: (urtata e resa dura dall'eco del mercato che risuona nella voce della madre) Il mio dovere di figlia? Prevedevo che saremmo arrivati a questo. Ed ora una volta per sempre: voi desiderate una figlia, e Frank desidera una moglie. Io non desidero una madre e non desidero un marito. Non ho risparmiato n Frank n me congedandolo. Credete che avr maggiori riguardi per voi?
WARREN: (con violenza) Oh la conosco la categoria di persone alla quale appartieni, spietata per s e per gli altri; la conosco. La mia esperienza almeno mi ha valso a questo: so riconoscere una donna beghina, ipocrita, dura, egoista appena la vedo. Ebbene tienti per te la tua compagnia; non ne ho bisogno. Ascoltami. Sai tu cosa farei di te se tu tornassi di nuovo ad essere bambina? S, come  vero che c' Dio in Cielo...
VIVIE: (calma) Mi strangolereste forse.
WARREN: No. Ti educherei ad esser veramente mia figlia; e non ad essere quella che sei con la tua superiorit e i tuoi pregiudizi, e l'istruzione universitaria, che ti ha rubata a me. Rubata. Negalo se puoi. Non  un furto? Ti educherei in casa mia, parola d'onore.
VIVIE: (con calma fredda e feroce) In una delle vostre case.
WARREN: (urlando) Sentitela! sentitela come infanga i capelli grigi di sua madre. Oh! possa tu vivere ed essere cos calpestata e derisa da tua figlia come hai calpestato me. E avverr; s, avverr. Perch mai ha avuto fortuna una donna maledetta da sua madre!
VIVIE: Vorrei che la finiste con queste rodomontate. Non fanno che rendermi pi dura. Andiamo: sono probabilmente la sola fanciulla fra quante ne avete avute in vostro potere alla quale avete fatto del bene. Non rovinate tutto ora.
WARREN: S,  vero; che Dio mi perdoni, e tu sei la sola che si sia rivoltata contro di me. Oh! l'ingiustizia! l'ingiustizia! l'ingiustizia! Ho sempre desiderato di essere una donna buona. Mi sono provata a lavorare onestamente; e sono stata sfruttata fino a tanto che ho imparato a maledire il giorno in cui ho saputo che cosa era il lavoro onesto. Sono stata una buona madre, e perch ho fatto di mia figlia una donna onesta, essa mi scaccia come un'appestata. Oh! se potessi tornare indietro di trent'anni glielo direi io a quel bugiardo d'un prete! D'ora innanzi, vero come spero che il cielo mi aiuti nell'ora della morte, far il male e nient'altro che il male; e ne approfitter.
VIVIE: S, meglio vale scegliere la propria via e poi seguirla. Se fossi stata al vostro posto, madre, avrei forse fatto come voi; ma non avrei vissuto in un modo e pensato in un altro. Siete, in fondo, una donna convenzionale. Ecco perch ora vi dico addio. Ho ragione, non  vero?
WARREN: (sgomenta) Ragione di respingere tutto il mio denaro?
VIVIE: No, di liberarmi di voi. Sarei una stupida se facessi altrimenti. Ne convenite?
WARREN: (di mala grazia) Oh! be', da codesto punto di vista hai probabilmente ragione. Ma guai se tutti si mettessero ad agire con criterio. Ed ora  meglio che me ne vada piuttosto che rimanere dove non mi si vuole. (s'avvia alla porta).
VIVIE: (gentilmente) Non volete darmi la mano?
WARREN: (dopo averla guardata un istante con sguardo feroce ed un selvaggio desiderio di pigliarla a schiaffi) No, grazie. Addio.
VIVIE: (decisa) Addio (la signora Warren esce sbattendo la porta. I muscoli tesi della faccia di Vivie si rilasciano, la sua aria grave cede il posto ad una certa aria di contentezza, un largo respiro le sfugge dal petto che si muta in un singhiozzo ed in un riso di profondo sollievo. Va con passo svelto e fermo alla sua scrivania, mette a posto la lampada elettrica, tira a s un gran pacco di carte e sta per intingere la penna nel calamaio, quando vede il biglietto di Frank. L'apre con disinvoltura, lo legge rapidamente, sottolineando con un risolino qualche frase bizzarra) E addio Frank! (lacera il biglietto e ne butta i pezzi nel cestino senza darvi un pensiero. Poi si sprofonda nel lavoro e non tarda ad essere assorbita dalle cifre).
...
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...
CALA LENTAMENTE LA TELA.
...
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...
FINE.